Gazzetta di Reggio

Da Reggio Emilia a Barcellona per un’esposizione di foto... spaziali

Cristina Fabbri
Da Reggio Emilia a Barcellona per un’esposizione di foto... spaziali

La mostra allestita dalla reggiana Ilaria Campioli Protagoniste le immagini del cosmo visibili ai Musei

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Lo spazio, la luna e i pianeti da sempre affascinano l’uomo. E anche i fotografi. Sarà forse perché è un argomento che ci riguarda tutti un po’ da vicino e che ci emoziona che la mostra “Le cose che si vedono in cielo”, curata dalla reggiana Ilaria Campioli e presentata per la prima volta nel 2015 a Fotografia Europea, è sbarcata a Barcellona divenendo una degli appuntamenti clou del Festival Panoràmic.

In una versione aggiornata è stato possibile ammirarla dal 17 ottobre fino a oggi nei suggestivi spazi industriali riqualificati di “Roca Umbert – Fabrica de les art a Granolles”. La manifestazione è sotto la direzione artistica di Joan Fontcuberta – fotografo che è stato ospite di punta anche a Fotografia Europea – ed è dedicata al tema “Ultima Thule” in occasione del 50esimo anniversario dell’allunaggio dell’Apollo 11. Un po’ di Reggio è protagonista a Barcellona come afferma, a tal proposito, l’assessore alla cultura Annalisa Rabitti: «sono particolarmente orgogliosa che una mostra nata ed esposta a Reggio venga ora riproposta a Barcellona. Dedicata agli archetipi delle immagini del cosmo, l’esposizione oltre che per la qualità delle opere aveva affascinato per l’allestimento particolarmente suggestivo che accompagnava i visitatori in un viaggio avvincente, fisico e onirico insieme, passando dalla terra fino agli spazi celesti e dell’anima».

Tornando alla mostra, ecco cosa ci racconta la curatrice Ilaria Campioli, che lavora per i servizi culturali del Comune e per i Musei di Reggio, oltre a essere stata curatrice di varie mostre in occasione di Fotografia Europa e co-curatrice insieme a Daniele De Luigi di Giovane fotografia Italia.

Da Reggio a Barcellona, passando per …la Luna. Che emozione.

«Sono molto contenta: questa mostra è il risultato di un grosso lavoro di team tra Servizi culturali, biblioteca Panizzi e i Musei di Reggio. Aveva richiesto un notevole impegno nel 2015 e lo richiede ancora adesso, essendo una mostra molto complessa soprattutto per l’allestimento».

Com’è nata questa partecipazione al festival?

«Grazie a una partnership che esiste fra il Comune e il Festival panoràmic di Barcellona sul progetto Giovane fotografia Italia. Partnership nata perché Joan Fontcuberta è diventato un amico di Reggio. Lo abbiamo conosciuto per Fotografia Europea: nel 2015 aveva due mostre ai Musei, luogo per altro di cui è innamorato, la mia mostra “Le cose che si vedono in cielo” era esposta ai chiostri di San Pietro e ovviamente l’aveva vista. Quest’anno abbiamo avviato un dialogo per presentare la stessa mostra arricchita, stavolta là».

Come mai il tema della Luna e del cosmo in genere?

«La mostra è di fatto una riflessione sull’immaginario legato al tema delle esplorazione spaziali. Fin dall’antichità l’uomo si è rivolto verso il cielo e, nel farlo, ha creato dei modelli di rappresentazione, le cosiddette “cosmogonie”. Nel momento in cui è arrivata la macchina fotografica è stata usata sin da subito con lo stesso intento. Il primo libro fotografico “L’Atlas photographique de la Lune” è del 1897. In mostra ci sono molti artisti che ci portano a esplorare cose che non sono visibili all’occhio umano, con finte-vere lune, finti-veri meteoriti, finti-veri astronauti. Ci invitano a riflettere sul nostro immaginario e sui sistemi di rappresentazione. Nel momento in cui sei invitato a riflettere, sei portato a immaginare un nuovo modo di raccontare. Ad esempio Cristina De Middel racconta una storia vera che ha riguardato un paese africano che, negli stessi anni della corsa alla conquista della luna tra Usa e Russia, ha lanciato un proprio programma spaziale. Ci permettono queste immagini di riaggiornare anche la storia».

In mostra ci sono circa 60 libri fotografici. Quali sono gli autori degli scatti e quali le novità?

«Per il nuovo allestimento di Barcellona sono stati aggiunti dei nuovi libri usciti dal 2015 a oggi e in particolare è stata allargata la sezione della Luna in occasione dell’anniversario dell’allunaggio. Ci sono anche molte più foto della Nasa, quindi delle missioni Apollo: immancabile “Earth rise” la prima foto della Terra vista dallo spazio. Nella maggior parte dei casi i fotografi sono europei, alcuni vengono dal Giappone o dal Messico, e sono tutti accomunati da questo filo rosso di una sensibilità particolare verso questi temi. Troviamo ad esempio Alexandra Lethbridge, Alberto Sinigaglia, Nicolas Polli, Marten Lange, Matin Ransby, poi ci sono anche scatti che appartengono a telescopi, foto nate grazie a interpretazione di dati».

Al di là della mostra a Barcellona, questi volumi normalmente sono conservati a Reggio?

«Certo. I libri che fanno parte dell’allestimento del 2015 sono stati in parte acquistati e in parte donati al Comune di Reggio. E sì, sono normalmente consultabili dai cittadini presso la Biblioteca delle Arti dei Musei Civici del capoluogo. Sono un patrimonio davvero prezioso a disposizione della città». —





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