Umberto Orsini porta in scena il suo “gioiello di famiglia”
Si tratta dello spettacolo “Il nipote di Wittgenstein” dell’autore Thomas Bernhard stasera (ore 21) al teatro Asioli tra autobiografia e disprezzo del genere umano
Un gioiello come lo chiama Umberto Orsini, “Il nipote di Wittgenstein”, va in scena questa sera al teatro Asioli di Correggio (ore 21). Protagonista assoluto dello spettacolo è proprio il grande attore, nonché proiezione dell’autore Thomas Bernhard che raffigura se stesso mentre racconta a un’ascoltatrice silenziosa (interpretata da Elisabetta Piccolomini) la storia di un’amicizia singolare, quella fra due pazzi.
La provocazione
Thomas Bernhard amava provocare e soprattutto criticare la società austriaca del Dopoguerra che tentava di rimuovere il suo passato nazionalsocialista.
Questo eccentrico scrittore, che già a diciott’anni ricevette l’estrema unzione per una grave polmonite, era un outsider che amava definirsi un «misantropo».
Nulla che possa meravigliare, se si guarda la sua biografia dello scrittore che, nato figlio illegittimo nel 1931, fu spesso accusato dalla madre di averle rovinato la vita. Il giovane Bernhard restò a lungo malato e costretto a restare a letto, così cominciò a osservare attentamente il mondo. Ovunque volgesse lo sguardo, tuttavia, si aprivano ai suoi occhi finestre sugli abissi umani.
Un tema che non lo abbandonò più e che lo accompagnò per tutta la vita, è rappresentato, infatti, dalle facciate dietro le quali si celano corruzione, crudeltà, stupidità, arroganza, disprezzo del genere umano e Antisemitismo. Sicuramente si può definire senza sbagliarsi Thomas Bernhard una persona difficile, un solitario che aveva pochi amici.
L’infelicitÀ
In Wittgensteins Neffe (Il nipote di Wittgenstein) descrive se stesso come «il nuovo arrivato più infelice che si possa immaginare, una di quelle persone che in fondo non sopportano nessun luogo sulla terra e che sono felici soltanto nello spazio tra un luogo e un altro».
Considerato uno dei più bei romanzi dell'autore austriaco è una sorta di “concentrato” dei temi di Bernhard, il suo testo più “intimo”, come sottolinea Patrick Guinand, quello in cui affronta nel modo più diretto il tema dei sentimenti, che compare di rado nella sua opera, il punto più vicino alla parola di Bernhard stesso, alla sua voce d'uomo, quella dell'autobiografia, che ci conduce nella sua casa-fortezza di campagna e nel suo universo letterario.
Oltre la recita
«Non “faccio Bernhard” qui ho deciso di "essere Bernhard" e quindi più che fare un personaggio sono me stesso che parla con le parole di un autore grandissimo, che finirà comunque per prevaricarmi e quindi rappresentarsi». —
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