Griminelli: «Ho amici in tutto il mondo è un onore averli al mio compleanno»
Il 20 novembre il flautista correggese festeggia i suoi 60 anni al PalaBigi con Sting e Andrea Bocelli
In pochi giorni, biglietti polverizzati. Vale a dire che sono già stati venduti quasi tutti i 3.700 biglietti del “Concerto per il 60° compleanno di Andrea Griminelli” in programma al Palabigi il 20 novembre al Palasport il cui ricavato servirà a raccogliere fondi a favore di Grade Onlus, Sol Azul, Curare Onlus, Apro Onlus. «Un evento unico che non si è mai verificato – ci dice entusiasta Andrea Griminelli – perché Sting e Andrea Bocelli non hanno mai preso parte insieme alla stessa serata. E lo fanno per me, perché sono miei amici. Andrea l’ho incontrato a casa di Fulvio Montipò mentre Sting da Pavarotti, quando abitavo a New York e grazie a lui ho poi conosciuto Bruce Springsteen, Madonna e tanti altri. Sting mi ha aperto le porte alla cultura del pop».
Griminelli ci parla con la sua consueta affabilità e gentilezza tra un concerto e l’altro di una tournée che sta facendo con Bocelli in Inghilterra, Scozia e Irlanda e dove, ogni sera, in platea ci sono tra le 10 e le 15mila persone.
Andrea, qual è il segreto della sua amicizia ininterrotta con artisti diventati ormai icone?
«Sono sempre stato me stesso, come persona e come musicista. Il segreto è conservare la propria naturalezza di fronte alle persone che incontri. Persone di ogni tipo. Pavarotti me lo ha insegnato. Anche gli altri miei amici artisti sono persone umili, Sting è poi eccezionale. Sono amici nel vero senso della parola e… mi festeggiano! Quando gliel’ho chiesto hanno risposto di sì senza pensarci due volte. Questa è l’amicizia».
Tutti insieme per creare un evento in occasione del suo speciale compleanno.
«E ci saranno anche Amii Stewart, Sumi Jo e Beppe Carletti. E poi il 20 novembre è la giornata mondiale per i diritti dei bambini e sul palco ci sarà il Coro di voci bianche “Sorridi con noi” formato da quaranta piccole voci; con ogni probabilità ci saranno anche le mie due bimbe Sofia e Alessia che canteranno e forse Sofia, la più grande che ha 8 anni, suonerà il pianoforte».
E il suo repertorio?
«Interpreterò i cavalli di battaglia molto amati dal mio pubblico: dai pezzi più famosi di Morricone ad altre indimenticabili colonne sonore e, naturalmente, la Carmen. Inoltre ci sarà anche un grande coro e un’orchestra: saremo in più di 200 sul palcoscenico».
A parte la grande festa in arrivo, come va la sua attività?
«Bene. In occasione della festa uscirà per Decca un cd di Arie d’Opera e quando tornerò dalla tournée in Inghilterra affronterò in Italia altri concerti con Uto Ughi che suonerà Le Quattro Stagioni, mentre io proporro i Concerti per flauto che hanno per sfondo la natura: “La notte” o “La tempesta di mare”».
Perché ha deciso di andare ad abitare a Roma?
«Per me è più comodo per gli spostamenti soprattutto se viaggio in aereo... Ho scelto di andare via da quando è mancata mia mamma. Ma ritorno ogni tanto e quando succede è sempre una festa».
Sembra che i suoi impegni crescano a vista d’occhio.
«Certo ed è giusto. Con due bambine piccole… devo guadagnare. A parte gli scherzi, sto anche avviando, e a questo tengo molto, un master di Alto Perfezionamento all’Accademia Filarmonica di Bologna con il sostegno della Regione e frutto di una partnership tra l’Università degli Studi di Bologna-Dipartimento delle Arti e la Fondazione Scuola di Musica Carlo e Guglielmo Andreoli di Mirandola. “Solo”, questo il nome del corso, è rivolto a giovani musicisti solisti di talento. Riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca-Miur, il corso è incentrato su violino, violoncello, flauto traverso, oboe e clarinetto. A tenere i corsi oltre al sottoscritto saranno Salvatore Accardo (violino), Alessandro Carbonare (clarinetto), Francesco Di Rosa (oboe)».
Da piccolo quando si è avvicinato alla musica è stato subito amore per il flauto?
«All’inizio cantavo in un coro poi alle scuole medie, quando la mia insegnante Maria Motti si è resa conto che con il flauto dolce in tre mesi avevo imparato tutti i pezzi che assegnava in tre anni, ha voluto incontrare i miei genitori per spingerli ad iscrivermi al Peri. La Motti in quegli anni mi regalò anche dei dischi di Gazzelloni, così mi innamorai definitivamente del flauto».
Quanti flauti ha?
«Ormai non li conto più. Posseggo anche flauti d’oro da diversi carati e uno di cristallo Swarovski, un gioiello».
Invidiabile, oltre al talento, è anche il suo carattere estroverso. È sempre stato così?
«Sono ottimista per natura e per me il bicchiere è sempre mezzo pieno. Dal punto di vista della mia formazione musicale, ho cercato di mettere in pratica l’insegnamento del Maestro Rampal, che si raccomandava di andare avanti cercando la propria unicità e di credere in se stessi... non è stato facile. Ma a Correggio ho avuto la più bella infanzia che un bimbo possa sognare. L’ambiente ha contribuito a forgiare il mio carattere che è rimasto aperto e portato a fare amicizia facilmente. Quando incontro persone conosciute dieci anni prima è come se le avessi appena viste. Ho amici in tutto il mondo, anzi il mondo mi sembra sempre più piccolo. Ne voglio approfittare per ricordare il Dalai Lama, una persona che mi ha segnato profondamente, e James Galway che ha festeggiato i miei 40 anni di carriera: mi spiace non possa esserci il 20 novembre».
Spesso le sue attività sono legate a progetti solidali e benefici. Come mai?
«Penso a quanto sono stato fortunato ad avere una bella famiglia, un’infanzia fantastica ma penso anche che quando ho avuto bisogno degli ospedali ho avuto modo di sperimentare la qualità dei servizi. Penso al Core e alla nostra sanità vicino all’eccellenza. Sento di dover essere riconoscente, di dover dare una mano, mandare un segnale. Oggi più che mai c’è bisogno di fraternità, alleanze, amicizie». —
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