Dal calcio al boogie woogie «Pronto per la Coppa del mondo»
Marco Dossi, reggiano classe 1985, oggi alla gara internazionale di Genova «Dei campi sportivi mi manca il duello personale ma la danza è emozione pura»
Ha appeso le scarpette coi tacchetti al chiodo e ha indossato quelle bicolor da ballerino. Ha sostituito la maglia da goleador con look anni Cinquanta. È passato dal gioco di squadra ai passi a due in coppia. Il salto dal campo da calcio alla pista da ballo è avvenuto in un attimo, quasi per caso. E adesso, Marco Dossi, reggiano, classe 1985, è pronto per la Coppa del mondo… di boogie woogie. Non di calcio. «Chi l’avrebbe mai detto», esordisce alla vigilia della gara internazionale oggi a Genova. Un po’ emozionato, un po’ incredulo, ci racconta il suo approdo al boogie woogie dopo anni corsi dietro al pallone.
Andiamo per ordine. Ha giocato a calcio in squadre importanti, poi a un certo punto ha detto basta. Come mai?
«Ho militato, come attaccante, nelle giovanili di Reggiana e Brescello e nella prima squadra del Sassuolo, del Carpi e dell'Atletic Pico, per finire la carriera nei Crociati Parma e Arcetana. Poi con la crisi di varie società in cui ho militato, a 26 anni mi sono guardato allo specchio e mi sono detto: “Marco, non puoi più continuare a puntare tutto sul calcio”. Così ho finito l’università e ho iniziato a lavorare con mio padre».
Una scelta non facile, immagino, dopo anni con ottimi risultati calcistici. Poi cosa è successo?
«Una sera, per caso, sono andato insieme agli amici a una delle tante feste anni Cinquanta organizzate a Reggio. E sono rimasto letteralmente affascinato da una coppia di ballerini che, in pista, mentre ballava era radiosa. Non giocavo più a calcio da un paio d'anni, lavoravo tutto il giorno. Detto, fatto: mi sono iscritto quasi per scherzo a un corso di boogie insieme a degli amici e quell’anno sono andato anche al Summer Jamboree a Senigallia. Mi sono innamorato del ballo: vedevo che, quando mi insegnavano i passi, mi venivano naturali e mi divertivo tantissimo. Pian piano la passione ha preso sempre più piede e sono finito ad allenarmi a Imola, dove c’è una delle più importanti scuole di boogie italiane, il Club The Stars».
Finché ha iniziato a fare delle gare con ottimi risultati.
«Sì, insieme alla mia ex ballerina Lisa Saccani, anche lei di Reggio, su sollecitazione dei maestri di ballo, ci siamo iscritti a delle gare e siamo arrivati terzi lo scorso anno nel ranking categoria A del Fids (Federazione Italiana Danza Sportiva) e abbiamo vinto la coppa dell’Emilia Romagna sempre nel 2018. Passando così quest’anno di diritto alla categoria successiva As (“A Special”).
La sua ballerina ha deciso però di ritirarsi. Quindi con chi gareggerà a Genova?
«Con Greta Bellini di Imola. Ci siamo allenati tre volte alla settimana per preparare due balli, uno lento e uno veloce. Certo che passare dal calcio al ballo, è un bel cambiamento. In realtà la coordinazione e la muscolatura delle gambe sono un punto di contatto, sono necessarie in entrambe le discipline».
Cosa le manca del calcio e cosa adora del ballo?
«Del calcio? Mi manca il duello personale uno contro uno con l’avversario. Del ballo mi piace una cosa che nel calcio non c’è: quando si balla, gli avversari sono ai bordi della pista e ti incitano, applaudono».
Cosa significa per lei ballare?
«Il ballo è emozione pura. Rende visibile ciò che solitamente è invisibile: viene fuori una parte di sé nascosta. Il boogie poi è il ballo della spensieratezza, della socialità, va un po’ in controtendenza rispetto ad oggi in cui dilagano i “social” che di sociale hanno ben poco. Il ballo permette di esprimersi, è una forma di linguaggio, crea e necessita di una certa connessione con il partner, con la musica e soprattutto con se stessi. Il boogie è magia. Ecco perché, comunque vada a Genova, l’importante – come si suol dire – è divertirsi e far divertire il pubblico». —
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