Gazzetta di Reggio

Teatro San Prospero 

Omaggio a Blade Runner con tavola rotonda dedicata alle piogge acide

Linda Magnoni

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REGGIO EMILIA. Oggi pomeriggio alle 18 al teatro San Prospero è in programma, nell’ambito del Reggio Film Festival, “Terra chiama Orione. Omaggio a Blade Runner e alle piogge acide”: una tavola rotonda in cui si parlerà di lacrime nella pioggia e di visioni distopiche, ricordando Rutger Hauer e, appunto, “Blade Runner”.

Il film di Ridley Scott, uscito nel 1982, era ambientato proprio nel novembre 2019, in una Los Angeles distopica e tormentata da una pioggia perenne. Sarà questa coincidenza temporale a dare il via all’incontro. «Una perfetta sintesi tra storia del cinema e urgenze ambientali», suggerisce il direttore artistico del festival Alessandro Scillitani. Un’ottima occasione per «interrogarsi su come la settima arte possa concretamente contribuire alla salvaguardia del pianeta».

I relatori

A dialogare nella tavola rotonda saranno Maico Morellini, Domenico Gallo e Roberto Orosei.

Maico Morellini, classe 1977, vive a Reggio Emilia e lavora nel settore informatico. Il suo primo romanzo, “Il Re Nero”, ha vinto il Premio Urania 2010. Nel 2016 ha pubblicato il romanzo “La terza memoria”, mentre nel 2018, con “Il diario dell’estinzione”, ha vinto il Premio Italia 2019 come miglior romanzo fantasy. Domenico Gallo è scrittore, studioso di fantascienza e traduttore di Philip K. Dick, l’autore del romanzo “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”, che ha ispirato la sceneggiatura del film “Blade Runner”. Fin dagli anni Settanta ha partecipato a pubblicazioni amatoriali e ha collaborato a tutte le principali iniziative dedicate alla critica della fantascienza, come Robot, IF, Alphaville, Science Fiction Studies e Carmilla. Ha scritto diversi saggi su scienza, tecnologia e società. Dirige la collana “Fantascienza e Società” per Mimesis Editore e la rivista on-line “Pulp Libri”. Roberto Orosei è ricercatore all’Istituto di Radioastronomia dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e professore a contratto per l’Università di Bologna. È laureato in astronomia e ha conseguito il dottorato in ingegneria elettronica. Ha lavorato all’Agenzia Spaziale Europea e all’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali di Roma. Si occupa della realizzazione e dell’analisi dati di sensori per sonde spaziali. Partecipa a diverse missioni di esplorazione planetaria della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Europea, ed è il “principal investigator” del radar italo-americano Marsis a bordo della sonda europea Mars Express.

Le previsioni

«Il cambiamento climatico è un dato di fatto – spiega Roberto Orosei – sono ormai anni che si sa che le cose stanno così, e il responsabile è l’uomo». Anche se il futuro previsto da “Blade Runner” non corrisponde alla situazione attuale, il rischio è che diventi davvero realtà: «Nel film originale – continua il ricercatore – Los Angeles è tormentata da una pioggia incessante causata dall’inquinamento, ma per fortuna non è ancora così. Nel sequel invece, “‘Blade Runner 2049’” si vedono già le conseguenze del cambiamento climatico e dello sfruttamento sfrenato delle risorse, come la desertificazione. Se da un lato stiamo perdendo il controllo del nostro pianeta, dall’altro la nostra specie può superare i limiti dell’ambiente in cui vive e cercare delle alternative. E chi sarà più avveduto saprà sfruttare la situazione a proprio vantaggio. Ci siamo messi nei guai, e l’unica possibilità, ora, è trovare una soluzione. Una soluzione che passa anche per lo spazio».

Una prospettiva che potrebbe sembrare utopistica, ma che di fatto, in alcuni paesi, è già realtà. —

Linda Magnoni

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