Il Giorno del Cappelletto (quello vero)
Reggio Emilia: sabato 16 novembre il disciplinare in Sala Tricolore. Tra i supporter anche lo chef Farioli che, partito da Rubiera, fa cucina a Sidney
REGGIO EMILIA. Domani (sabato 16 novembre) sarà il Giorno del Cappelletto. Alle 16 l’Associazione per il Cappelletto Reggiano in Sala Tricolore presenterà e depositerà il disciplinare per la difesa e la promozione della pasta farcita autentica. L’appuntamento è aperto a tutti e ha la finalità di individuare un modello di cappelletto reggiano che sintetizzi le migliaia di modalità (famigliari) di preparazione dalla farcitura alla piegatura. Fra i soci c’ un reggiano con indirizzo esotico: Jersey Road, 2025, Woollahra, Sidney, Australia. Da undici anni Marcello Farioli è chef e patron del ristorante I Maccheroni che impignatta e impiatta dall’altra parte del mondo. Il nome del locale non deve trarre in inganno, non è una generica e generale evocazione dell’Italia mangiabile. In cucina c’è la Reggio delle tradizioni. La carta delle vivande parla chiaro, è una garanzia, un certificato di nascita e formazione: Gnocco Fritto Chizze, Silverbeet, Ricotta, e poi Tortelli Spinach, Reggiano 24 Months, Burnt Butter & Sage; Cappelletti Reggiani in Brodo. Proprio su questi ultimi, piatto principe de I Maccheroni (gioco di parole e paste), Farioli punta la sua iscrizione all’Associazione del Cappelletto Reggiano e lo abbiamo intervistato.
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Si è iscritto all’Associazione del cappelletto reggiano lavorando dall’altra parte del mondo. Nostalgia sua o progetto di persuasione degli australiani?
«Tanti clienti del ristorante vengono a svernare in Italia durante l’inverno australiano, e sempre più spesso vengono in Emilia a visitare e fare corsi di cucina, da buon reggiano ho sempre favorito il cappelletto al tortellino e cerco di trasmettere questa conoscenza».
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Che cosa l’ha spinta a lasciare Rubiera, la sua terra? Da quanto tempo, e dove?
«Sono qui a Sydney da 11 anni, sono venuto per fare un’esperienza di un anno e mi sono innamorato della città, del clima e delle opportunità che questo paese offre e ho deciso di rimanere, poi ho conosciuto mia moglie australiana e adesso abbiamo due bambine piccole, il ristorante e il catering, siamo ben impegnati diciamo. E il sogno rimane di riuscire a crescere il business così da poter venire in Italia più spesso per esportare i nostri prodotti artigianali».
I Maccheroni è il nome del suo ristorante. Il richiamo è universale. Perché laggiù che cos’è il cappelletto? Ce lo spieghi.
«I maccheroni sono il simbolo della pasta, essendo emiliano la pasta è molto importante per me e per il ristorante, la faccio fresca tutti i giorni, e il cappelletto è il top dell’espressione emiliana della pasta».
La sua clientela che cosa cerca, che cosa apprezza, e quanto della sua Reggio c’è nel menu?
«La mia clientela è composta da Italiani che vivono qua e cercano l’autenticità e australiani che cercano l’originalità della nostra cucina oltre alle classiche ricette, è quella che io chiamo una cucina italiana moderna che rispetta la tecniche e i sapori ma va oltre i classici abbinamenti».
A questo punto deve svelare la ricetta del suo cappelletto... È la stessa della tradizione della famiglia oppure è intervenuto con creatività o per “esigenza del gusto australe”?
«La mia ricetta è la stessa dello chef Gianni D’Amato del Caffè Arti e Mestieri, maestro di cucina, artista e mentore, la mia formazione come chef la devo principalmente a lui e al tempo speso al Rigoletto». —
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