«Il mio primo e ultimo libro nato... per andare in scena»
L’attore Ivano Marescotti oggi (ore 18) al Punto Einaudi presenta “Fatti veri” «Non è una autobiografia completa ma ciò che racconto mi è capitato davvero»
Oggi Ivano Marescotti sarà ospite del Reggio Film Festival. La rassegna reggiana dedicata ai cortometraggi, giunta alla sua diciottesima edizione, aprirà il secondo fine settimana proprio con il celebre attore: alla libreria Punto Einaudi, alle 18, Marescotti presenterà il suo libro, “Fatti veri”. Una raccolta di racconti autobiografici che hanno il sapore delle storie di una volta, quelle narrate e tramandate nelle sere d’inverno davanti al camino. Un viaggio nel passato, che ha per protagonisti la sua terra d’origine, la Bassa Romagna, i suoi abitanti e il suo dialetto. Poco più di cento pagine che si aprono con la nascita dell’autore e si chiudono con la morte prematura del figlio.
Ivano Marescotti è nato a Villanova di Bagnacavallo nel 1946. È attore, regista teatrale e drammaturgo. Dopo il diploma al liceo artistico ha lavorato per dieci anni in comune a Ravenna. Nel 1981 si è licenziato per intraprendere l’attività teatrale. Dal 1985 ha iniziato a collaborare con importanti compagnie nazionali, lavorando tra gli altri con Giorgio Albertazzi, Mario Martone, Valerio Binasco. Quattro anni più tardi ha esordito al cinema, e, ad oggi, ha recitato in più di cento tra film, fiction e serie tv. Dal 2016 dirige il Tam, Teatro Accademia Marescotti, per la formazione di attrici e attori. Ecco che cosa ci ha anticipato.
Com’è nato questo libro?
«È il mio primo libro, e credo sarà anche l’ultimo. Non l’ho scritto con l’intenzione di pubblicarlo, bensì con un intento teatrale: io ed Elena Bucci, che ne ha scritto la prefazione, stavamo facendo un lavoro sulla memoria e sul ricordo. Abbiamo cominciato a raccogliere fatti e storie di vita da portare in teatro. Poi li abbiamo resi in forma letteraria per lo spettacolo “Il migliore dei mondi possibili”, di cui io ed Elena siamo autori, registi e interpreti. Soltanto dopo è venuta l’idea di pubblicarlo».
È un libro autobiografico?
«Non è un’autobiografia completa, ma fatti che mi sono accaduti. Fatti veri, come il rapporto con mio padre, partigiano, o il modo in cui ho deciso di lasciare il mio lavoro per fare l’attore. Sono riuscito a diventarlo, ad onta di quello che diceva Totò in un film: “Nessun attore può venire da Bagnacavallo!”. E invece io vengo proprio da lì».
A proposito, nel libro si parla di Romagna e dialetto romagnolo. È legato alla sua terra d’origine?
«Sì, anche se non sono tutti racconti romagnoli. Per quanto riguarda il dialetto, da anni porto avanti un lavoro di recupero del dialetto romagnolo, soprattutto a teatro, con i testi di Raffaello Baldini»
Com’è stato trasformare un testo teatrale in letteratura?
« Mi sono divertito molto: in letteratura puoi spaziare con la fantasia. Anche se si tratta, appunto, di fatti veri: c’è l’Italia del boom economico e degli anni Settanta, quando ero ancora un ragazzo… una serie di storie mie inserite nella Storia con la S maiuscola. Un po’ comiche, un po’ thriller, un po’ drammatiche».
A che pubblico è rivolto?
«Chiunque può leggerlo. Chi ha la mia età troverà delle cose incredibili, chi è più giovane invece scoprirà che non bisogna arrendersi di fronte alle difficoltà. Ho fatto tanti anni di gavetta prima di arrivare qui. E, come si dice, per farcela servono tre cose: occhio, stomaco e… fortuna. Occhio, perché bisogna saper stare nel posto giusto al momento giusto. Stomaco, perché bisogna mandar giù parecchi rospi. E fortuna, perché la fortuna non ti trova da sola, bisogna andarsela a prendere». —
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