Dal Liga a Elisa. Guccini: «Regalo i miei brani ad altri»
Esce il primo album tributo al cantautore bolognese in coppia con Mauro Pagani «Da tempo non suono la chitarra, presto faccio 80 anni, non sono Aznavour»
Francesco Guccini riuscirà alfine a realizzare un sogno che si era forse nascosto, farci capire il dialetto pavanese grazie a una tenera elegia che teneva nel cassetto: con la musica struggente di Mauro Pagani, il racconto di un viaggio in treno in terza classe con i genitori verso il paesino dei nonni, è l’inedito del primo album tributo al suo leggendario corpus di canzoni, finora solo da lui cantate e mai significativamente coverizzate.
Natale a Pavana che dopo ripetuto negarsi canta con la sua voce (il patto con Pagani è stato di incidere nel salotto di casa, forse per questo s’indovina una sfumatura di commozione) apre l’antologia “Note di viaggio”, prima parte di un progetto prodotto e arrangiato appunto da Pagani, cui ne seguirà un secondo l’anno prossimo e poi chissà: il Maestrone ha scritto 205 pezzi, potremmo pure andare avanti per anni.
Le altre 11 canzoni sono state scelte dagli stessi interpreti. Qualcuna è più rara, altre sono pezzi da novanta e per tutte “L’avvelenata” che chiude, con la voce dello stesso Pagani e di Manuel Agnelli, meno virulente dell’originale ma supportate da una robusta iniezione ritmica. «Un giorno è venuto Vasco Rossi da Vito (la trattoria dove Francesco tirava tardi, ndr) e mi ha fatto i complimenti per questa canzone. Gli ho risposto: “Guarda che ne ho fatte anche altre”. A sentire in giro, sembra che io abbia scritto solo questa, “Dio è morto” e La locomotiva”».
Il Guccio è tonico e salace, si compiace di collaborare per la prima volta con Pagani: «Gli avevo chiesto una volta di entrare nel mio gruppo, ma mi aveva detto di no», ricorda ancora piccato. Pagani gli replica che glielo aveva chiesto male (chissà quanto vino era corso). Ma adesso tutti sono contenti: «Riascoltando, mi incuriosiscono la scansione e le pause diverse dalle mie».
Si apre non a caso con “Auschwitz” nell’incantevole voce di Elisa. Pagani spiega il rallentamento del brano con la necessità di far risaltare il testo: nei tempi che viviamo non è poi una brutta idea. Molte donne nella crew: Carmen Consoli fa sua con passione “Scirocco”, come del resto Malika Ayane con “Canzone” quasi d’amore. Anche Nina Zilli risplende in “Tango per due”, che evoca un momento molto amato della vita di Guccini, quando debuttò in un gruppo di balera. Margherita Vicario è l’unica concessione all’ultima generazione, in una flebile “Noi non ci saremo”.
Ligabue canta con tal lieta naturalezza “Incontro” da suggerirci che la canzone gli abbia fatto molta compagnia. Brunori Sas è un po’ sotto tono in “Vorrei”, e Gabbani appare spaesato in “Quattro stracci”. Non sono canzoni facili. Giuliano Sangiorgi mette da parte a sorpresa i melismi e le bjorkate in “Stelle” e sfodera una voce bella e asciutta. “Canzone delle osterie fuori porta” è a cura di Luca Carboni e Samuele Bersani, ottimo duo che rivela un suo perché etnico, e punta assai sul celebre testo. Come si vede, mancano molti capisaldi, rinviati alla prossima puntata.
La copertina è una barca in mezzo al mare, a bordo la lieta compagnia a far da cornice al Maestrone, realizzata da Tvboy, street artist che l’ha anche messa su un muro di via Paolo Fabbri, accanto a un’associazione che propone progetti di accoglienza.
Ogni riferimento è consentito, ma non se ne parla. Guccini parla invece, apertamente, d’altro: le elezioni in Emilia-Romagna («Spero vadano nel modo tradizionale»), il caso Segre («È una vergogna che sia costretta alla scorta. Verrò insultato sui social ma tanto non li frequento»). Davvero non tornerà a cantare? «Non sono Aznavour, l’anno prossimo faccio 80 anni, da tempo non suono la chitarra. In compenso, la mattina mi sveglio con in testa “Il re del Portogallo voleva ballar la samba”. Cose di un vecchio passato» (non si preoccupi Maestrone, alle sue pensiamo noi). —
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