Gazzetta di Reggio

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“1984” il capolavoro di Orwell con un cast tutto italiano e la regia di Matthew Lenton

Giulia Bassi
“1984” il capolavoro di Orwell con un cast tutto italiano e la regia di Matthew Lenton

La versione teatrale del romanzo ruggerisce la riflessione sulle similitudini fra il futuro raccontato e il nostro presente

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REGGIO EMILIA. Del classico senza tempo “1984” di George Orwell, il pluripremiato regista britannico Matthew Lenton, direttore artistico e fondatore della compagnia teatrale Vanishing Point, ha fatto una personale rilettura dirigendo un cast tutto italiano in una produzione di Emilia Romagna teatri-Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, in scena per la stagione di prosa al Teatro Ariosto domani e mercoledì alle 20.30.

Al centro del capolavoro di Orwell è la vicenda di un funzionario di partito (Winston Smith) impiegato al Ministero della Verità dello stato Oceania. Winston ogni giorno rettifica libri e quotidiani non in linea con la politica ufficiale, modificando la storia e inverando così l’infallibilità del Grande Fratello, l’invisibile leader del paese. In Oceania infatti qualsiasi opinione, gesto o sentimento è strettamente controllato e indirizzato, grazie a teleschermi-spia e a una sistematica riduzione del linguaggio. Winston però in segreto tiene un proprio diario, attività severamente vietata: ogni mattina appunta il ricordo di ciò che nel mondo realmente accade...

A partire da un’indagine sulle diverse forme di controllo del pensiero attraverso i mezzi di comunicazione di massa, Matthew Lenton mette in luce quanto Orwell parli al nostro presente: in un mondo costantemente sorvegliato, quanto è improbabile che le autorità arrivino a controllarci del tutto, si chiede? È possibile che l’utilizzo massivo di mezzi multimediali e la sostituzione progressiva della vita reale con la vita virtuale sui social network sia oggi il nostro 1984? Il regista scozzese, sposta “1984” in un’era caratterizzata dal controllo da parte dei Big-Data e degli algoritmi dei social media, che, secondo Lenton, ci costringono a un pensiero binario: bianco o nero, modificando non solo le dinamiche di interazione tra esseri umani, ma anche il pensiero stesso.

«Dunque – si chiede Lenton – se il nostro modo di ragionare sta cambiando, chi o cosa guida questo cambiamento?» Lenton ci propone una versione teatrale del romanzo che, seppur fedele all’originale, suggerisce una riflessione sulle similitudini tra la realtà futura raccontata da Orwell e il nostro presente. «Non ho modernizzato niente – ci dice il regista –, piuttosto ho enfatizzato alcuni aspetti specifici che nello spettacolo mi sembravano necessari, in modo che il pubblico ci facesse maggiore attenzione. C’era bisogno di mostrare direttamente agli occhi di chi guarda alcuni passaggi. Per il resto non ho intenzione di influenzare gli spettatori, penso piuttosto che sia necessario permettere loro di fare le proprie connessioni di fronte a quello a cui stanno assistendo». —


 

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