«Espressione di un progetto sviluppato soltanto a Reggio»
Franca Ferrari, docente di Pedagogia e Psicologia della musica, rievoca l’influenza di Gentilucci sui suoi allievi e sulla città intera
REGGIO EMILIA. Dal 2008 è titolare degli insegnamenti di Pedagogia e Psicologia della musica al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, dopo esserlo stata a Pesaro e a Frosinone. Ma lei, Franca Ferrari, una delle voci più autorevoli nell’ambito della didattica della musica in Italia, ha acquisito gli aspetti fondanti della propria formazione didattico musicale poiché mentre frequentava il corso di chitarra, all’Istituto Peri, studiava e collaborava per anni con Olivia Concha nel laboratorio per le maestre istituito da Armando Gentilucci.
«Sono grande, ho 62 anni, adesso rifletto sulla storia delle mie scelte, comprendendo che hanno una radice nel tessuto culturale che a Reggio fu costruito da Armando Gentilucci dai primi anni ’70 al 1985. È stato determinante per favorire un’apertura all’insegna della divulgazione della musica che aveva come emblema Musica/Realtà. Così mentre frequentavo il Liceo Ariosto, Giacomo Manzoni è venuto a farci lezione e con la mia classe, gratuitamente, ho assistito al concerto di Claudio Abbado e Maurizio Pollini. Con il passare degli anni ho capito che queste situazioni, in cui ho tanto goduto, costituivano l’espressione di un progetto preciso sviluppato soltanto da Reggio Emilia dove si cercava di fare in modo che anche nelle scuole si tenessero lezioni di musica. In questo senso, mentre frequentavo il corso di chitarra, Armando mi aveva mandato a Cavriago e altre, come Doriana Marin o Donata Paderni, in diverse scuole della provincia. Parallelamente frequentavamo il laboratorio per le maestre di Olivia Concha, unico in Italia. Ma la cosa davvero speciale sta nel fatto che Armando è andato fino in fondo, tanto da istituire per noi tre delle borse di studio che ci permettessero, durante l’estate, di andare a studiare all’Orff Schulwerk presso il Mozarteum di Salisburgo, vale a dire nella casa madre della pedagogia della musica. Con questo ha dato respiro internazionale alla nostra preparazione che, per quanto mi riguarda, ho approfondito in seguito a Ginevra per la ritmica, secondo il metodo Jaques Dalcroze, a Lione per la pedagogia musicale di Edgar Willems, sempre in Francia a Sancerre per la psicofonia di Marie-Louise Aucher, a Fiesole per la direzione di coro. Armando ha fatto nascere in me questo desiderio di approfondire la materia e lui stesso teneva lezioni nei laboratori. Ne ricordo una in particolare che mi ha fatto nascere interesse anche per la semiotica, che poi ho studiato con Gino Stefani all’Università di Bologna. È successo durante una conferenza in cui confrontando gli incipit della Sinfonia n.40 di Mozart e delle Nona di Beethoven ha dimostrato come il tempo musicale è la metaforica rappresentazione del tempo esistenziale: un’idea che mi ha folgorato». —
G.B.
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