I diari dell’ambasciatore Alberto Pansa ora consultabili alla biblioteca Panizzi
Le opere collezionate e gli album fotografici del diplomatico vissuto tra ’800 e ’900 erano già stati donati nel 1968
REGGIO EMILIA. Alberto Pansa ha vissuto a cavallo tra due secoli, la seconda metà del XIX e i primi decenni del XX secolo, e a cavallo tra due mondi, l’Occidente e l’Oriente. È stato un importante ambasciatore d'Italia, contribuì alla fondazione del ministero degli esteri del Regno d’Italia e fu senatore. Oggi, in occasione della recente pubblicazione nella “Biblioteca Digitale Reggiana” (panizzi.comune.re.it) dei suoi diari, si terrà un incontro di approfondimento, alle 10, nella sala del Planisfero della Panizzi. Dal titolo “Alberto Pansa, un ambasciatore tra due secoli e due mondi. L’eredità storica, politica e culturale di un protagonista della diplomazia internazionale”, vedrà l’intervento di Laura Gasparini, curatrice del Fondo Maria Pansa, Alberto Bradanini, già ambasciatore d'Italia e presidente del Centro studi sulla Cina contemporanea, Paolo Sannella, già ambasciatore d'Italia e presidente del Centro relazioni con l'Africa (Cra-Sgi). L’evento è in collaborazione con il ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Ingresso libero.
Ma chi era Alberto Pansa? Come ci spiega Laura Gasparini, già responsabile della Fototeca della Panizzi e da tempo studiosa del fondo Pansa, «era figlio di Carolina Pirondi, sorella del noto patriota reggiano Prospero. Fu artefice della politica che generò la Triplice Alleanza, a fianco del Re Vittorio Emanuele II, e ambasciatore ad Atene, Bucarest, Budapest, Costantinopoli, Pechino, il Cairo, Londra e Berlino. Insieme alla moglie Maria Gigli Cervi, durante la carriera diplomatica, diede vita a una preziosa collezione di oggetti d’arte e a una biblioteca di oltre 1500 volumi. Realizzò diversi scatti fotografici che testimoniano il suo percorso lavorativo e i viaggi fatti tra fine ‘800 e inizio ‘900».
Spiccano immagini nella loro residenza a Mancasale o nella casa estiva a Cà del Vento, vicino al Cavazzone, così come quelle dei soggiorni a Costantinopoli, Pechino, in Corea, in Giappone. Sono foto all’albumina colorate. La biblioteca, gli album fotografici e parte delle opere collezionate dai Pansa sono state donate alla Panizzi e ai Musei nel 1968. Ora anche i diari di Alberto Pansa, conservati all’Archivio Storico Diplomatico della Farnesina, sono entrati virtualmente a far parte del patrimonio della città diventando consultabili online sul sito della Panizzi.
«I documenti di Pansa – prosegue Laura Gasparini – insieme alla collezione fotografica e ai diari personali, costituiscono un’importante testimonianza, dal punto di vista storico e culturale, di un’intensa attività diplomatica condotta a livello internazionale. I diari, a detta di studiosi locali, sembravano perduti: si credevano distrutti perché considerati “imbarazzanti” per il regime fascista. Era nota infatti l'avversità di Pansa al nuovo regime. In qualità di diplomatico, Pansa cercò di ostacolare la politica espansionistica, coloniale e soprattutto militaristica del ministro Antonino Paternò Castello. Fu per questo allontanato e si pensò che alla sua morte potesse aver deciso di sbarazzarsi dei suoi diari, ai quali aveva probabilmente affidato importanti annotazioni e segreti di stato. In realtà, proprio per la loro importanza, l'amico di famiglia e studioso di storia diplomatica Enrico Serra, professore ordinario di Storia delle relazioni internazionali all’Università di Bologna, si adoperò per depositarli nell'archivio storico diplomatico della Farnesina (fondato nel 1902) di cui poi divenne capo del servizio storico dal 1972».
In collaborazione con l’Archivio Storico Diplomatico della Farnesina, la Panizzi ha digitalizzato e mette ora a disposizione tutti i 15 diari dell’ambasciatore Pansa scritti dal 1875 al 1928. —
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