Il nuovo libro di Vitali insegna la vita e i piccoli momenti che ne danno il senso
“Una vita al giorno” è il romanzo dello scrittore bolognese che sarà presentato oggi al Rebell alla presenza dell’autore
Una serie di “memorabili casualità” per cui vale la pena vivere: perché ogni giorno può contenere il senso di una vita, basta solo farci caso. Ce lo insegna Massimo Vitali, scrittore, docente e speaker radiofonico, che questa sera presenterà al Rebell di Via Monzermone la sua ultima fatica letteraria, “Una vita al giorno” (Sperling & Kupfer, 2019). Un romanzo a metà tra fiction e autobiografia, in cui l’autore intreccia una storia attraverso la composizione di tutti quei piccoli momenti che danno senso alle nostre giornate, dagli incontri casuali in ascensore alle buste di plastica sotto i tergicristalli di una Volkswagen Polo rossa, dai calzini rimasti spaiati alle pedalate notturne con la musica nelle orecchie.
Vitali, questo è il suo terzo romanzo. Cos’è cambiato dell’approccio alla scrittura rispetto ai suoi due libri precedenti?
«L’approccio alla scrittura è certamente diverso perché dal precedente romanzo sono passati diversi anni. Si tratta questa volta di un libro smaccatamente autobiografico, per la precisione un’autofiction, ovvero un libro che vede per protagonista Massimo, me stesso. La scrittura è cambiata ma spero che sia rimasta la cosa più importante: lo stile, la voce».
L’idea di scrivere questo libro è nata da un bisogno terapeutico?
«No, perché non ho mai smesso di scrivere, anche se questo è proprio uscito di getto. Molti scrittori di autofiction alla fine qualche bugia la raccontano, proprio perché è fiction. Io qui ho scritto tutta la verità, nel senso che tutto quello che racconto è successo veramente, è la realtà con il mio filtro. La scena del mio vicino Renzo che racconto nel primo capitolo è accaduta veramente e mi ha fatto scattare qualcosa nella testa».
Trovare una vita al giorno: un esercizio che continua a fare anche adesso?
«Certamente. Come insegno nei laboratori che tengo presso le scuole elementari e medie, la fantasia è un muscolo che va allenato, altrimenti si rattrappisce. Il libro non vuole essere un manuale zen che cerca di insegnare a trovare il lato bello della vita, semplicemente quando io mi accorgo del lato brutto della vita provo ad alleggerirlo, a renderlo meno tragico».
Nel libro racconta episodi che riguardano spesso le persone anziane. Qual è il suo rapporto con i giovani?
«Io mi trovo a lavorare costantemente con ragazzi di 20-25 anni. Non mi sento per niente vecchio, non vedo differenze. Non si tratta di fare Peter Pan, per quanto mi riguarda è un rapporto alla pari».
Chi era Massimo Vitali prima di fare letteratura?
«Non ero un lettore. Ho iniziato a leggere grazie ad alcune persone che mi hanno invogliato a scrivere e penso che scrivere sia uno dei modi migliore di dire chi sei e come vedi il mondo, e soprattutto la scrittura rimane. Gli scrittori non scrivono mai per se stessi, per quello esistono i diari. Si comincia a scrivere seriamente perché gli altri leggano la sua visione del mondo».
C’è una parte della giornata che predilige per scrivere?
«Una volta, quando avevo un lavoro part-time, scrivevo nel tardo pomeriggio e sera. Ora mi faccio delle sedute notturne che durano fino alle 5 di mattina. Durante il giorno la mia vita prende il sopravvento. Per me è impossibile scrivere durante il giorno».
Presenterà il suo libro a Reggio Emilia. Che rapporto ha con la città?
«Adoro Reggio, mi ha adottato per 5 anni quando insegnavo per la Scuola Comics. La città offre molte sorprese agli stessi reggiani. Bisogna lasciarsi sorprendere».
Sta già lavorando alla prossima opera letteraria?
«Citerò una frase di Amos Oz che lessi in una sua intervista poco tempo fa. Alla stessa domanda postagli da un giornalista rispose: “Preferisco non parlarne: esporre la gravidanza ai raggi X non fa bene al bambino”».
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