Gazzetta di Reggio

La stagione dei concerti 

Il pianista tedesco Alexander Lonquich con l’ensemble Casals sul palco del Valli

Giulia Bassi
Il pianista tedesco Alexander Lonquich con l’ensemble Casals sul palco del Valli

In programma stasera due quartetti di Mozart e Beethoven e il Quintetto op.44 di Schumann che chiude il cerchio 

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Musicista di rara profondità, Alexander Lonquich è tra i pochi che riesce a sostenere ai massimi livelli il ruolo di pianoforte solista, camerista ma anche quello di direttore. Ritorna dopo qualche anno ad esibirsi al Teatro Valli questa sera (ore 20.30) con il Quartetto Casals in un programma che comprende musiche di Mozart, Beethoven e il Quintetto op.44 di Schumann.

«Il programma con cui abbiamo debuttato all’Accademia di Santa Cecilia a Roma, per poi eseguirlo al Teatro Valli, è stato concepito dal Quartetto Casals. Sono tre capolavori due dei quali il Quartetto per pianoforte n.1 in sol minore K 478 di Mozart e il Quartetto per archi op.95 di Beethoven dal carattere fortemente drammatico. Quindi potremmo dire simili ma non trovo esatto pensarla così – queste le parole di Alexander Lonquich –. Il dramma di Mozart e quello di Beethoven sono secondo la mia opinione due espressioni completamente diverse: il “dramma” mozartiano si esaurisce nel primo tempo; successivamente il carattere diventa elegiaco e anche, nel finale, umoristico. La tinta beethoveniana è la medesima fino al termine: è un pezzo che lavora sulla drammaticità provocata da elementi contrastanti, prendendo le mossa da distanze lontane».

Per quanto riguarda il Quintetto op.44 di Schumann che chiude la serata, il pianista tedesco (che lo ha eseguito innumerevoli volte) non si stanca mai nell’osservare la perfezione della sua scrittura. «Il Quintetto è un esempio perfetto di come Schumann fosse un ineccepibile compositore e un bravo maestro della forma della sonata per la quale prende l’eredità beethoveniana che adegua al mondo drammatico romantico. L’incipit è energico e poetico al tempo stesso mentre lo sviluppo al contrario è più livido, terrestre; c’è una arte nel secondo tempo in cui sembra che Schumann parli con gli angeli. D’altra parte, lo diceva lui stesso nei suoi scritti. L’ultimo tempo infine è energetico. Questi sfocia in un fugato molto esteso … A parte le difficoltà tecniche nell’eseguire questo brano occorre cercare un equilibrio sonoro adeguato al quartetto. Che non vuol dire suonare piano, ma bisogna trovare, ad esempio, il modo di mescolare la tecnica accordale molto usata dal compositore tedesco con la scrittura degli archi e trovare una vera connessione con il gruppo – conclude – altrimenti si rischia di proporre un concerto per pianoforte e orchestra».

Il pianista tedesco Alexander Lonquich sarà protagonista alle ore 19, prima del concerto, di un incontro con il pubblico al teatro Valli. —





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