L’esemplare percorso artistico di Mazzacurati che ha fatto del “mutare” la sua scelta estetica
A Palazzo Bentivoglio, a Gualtieri, fino all’8 dicembre è possibile ammirare opere ora drammatiche ora sarcastiche
Per la ricerca e la sperimentazione ogni artista vale il titolo di eclettico. Tuttavia può esserlo con maggiore o minore evidenza; Giorgio Morandi, per fare un esempio illustre, “manteneva il segreto”. Mazzacurati, al contrario, sembra aver fatto del mutare (con opere stilisticamente assai diverse una dall’altra licenziate quasi in contemporanea) una scelta estetica: dai drammatici disegni di derivazione picassiana, dove si potrebbe perfino supporre un rapporto col Pollock pre-dripping di fine anni ’30 inizio ’40, alle astrazioni radicali, dalla plasticità grottesca al naturalismo celebrativo dei monumenti.
Nelle nostre zone Mazzacurati – scopritore e mèntore di Ligabue, non dimentichiamo – ha lasciato una marcata impronta; basti ricordare la raccolta ai Musei di Reggio, il famoso monumento al Partigiano in Piazzale della Pace a Parma e molte altre opere custodite in sedi private e pubbliche. Fra queste ultime è utile segnalare la stele in pietra (1964) posta all’ingresso della Scuola Media di Sant’Ilario d’Enza; una scultura ruvida e al tempo stesso delicata nelle linee che, rendendo omaggio alla vena “astratto-cubista” del nostro, richiama motivi vegetali di abbraccio.
La mostra allestita fino all’8 dicembre a Palazzo Bentivoglio di Gualtieri, nel cinquantesimo della morte, permette di ripercorrere esemplarmente le varie fasi dell’esperienza di Mazzacurati scultore: ritratti talvolta segnati dall’ironia se non dal sarcasmo dell’umorista (chissà se De Chirico, Savinio o Elsa Morante ne erano contenti), legni, gessi, bassorilievi di scene variamente “epiche”.
Per chi visita la mostra, ancora la possibilità di ammirare un’opera esuberante. Quella che, nel lontano 1966, Giulio Carlo Argan, rilevando la fondamentale esperienza della “Scuola romana” – in particolare l’amicizia con Scipione – nonché la formativa guida di Arturo Martini, così argomentava: «Qualcuno chiederà perché accanto ad opere indubbiamente figurative si trovino nella storia, anche non tanto recente, di Mazzacurati ricerche formali che rientrano nella categoria, per quanto sempre arbitrariamente distinta, del non-figurativo o dell’astratto. Mazzacurati…si è reso conto che il vero problema non è di compiere una scelta od un’altra, ma di mantenere una coscienza della forma nell’una come nell’altra scelta». L’odierna mostra consente poi di vedere o rivedere opere forse meno presenti nel senso comune: Forza spaziale, una scultura astratta in legno, o le bellissime terracotte smaltate: Il decorato, Vaso verde, Los Cuatros Generales. —
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