Stefania Sandrelli: «Io, una Mirandolina più fragile e complessa di quanto si pensi»
L’attrice stasera (ore 21) al Boiardo con “La Locandiera” «Ora vorrei affrontare tutti i grandi classici del teatro»
Una locandiera fragile, dura e fedele rivista per i nostri tempi. Non è un personaggio semplice da affrontare, la Mirandolina protagonista della “Locandiera” e Amanda Sandrelli è ben consapevole della sfida. L’attrice arriverà questa sera (ore 21) al teatro Boiardo di Scandiano, per la riproposizione di uno dei grandi classici di Carlo Goldoni, adattato da Francesco Niccolini per la regia di Paolo Valerio, pronta ancora una volta ad affrontare uno dei capisaldi del teatro italiano, senza distinzioni di epoca o genere. Al centro, la locandiera Mirandolina, personaggio inevitabilmente diventato uno stereotipo. E da lì parte la Sandrelli. «Mirandolina viene vista come approfittatrice, attenta solo al suo interesse, ma ci scordiamo spesso il contesto», sottolinea.
Che intende?
«Mirandolina è una popolana, una donna del popolo che deve gestire un’attività in un mondo diverso dal nostro, siamo alla metà del ‘700, prima della Rivoluzione francese. È una donna dura che deve sopravvivere e che alla fine troverà comunque un amore, come consigliatole dal padre, in un uomo della sua classe».
Più complessa di quel pensiamo?
«È più sfaccettata e più fragile di quel che pensiamo, per tanti versi. È rimasta sola, deve mantenere la sua indipendenza e usa tutto quello che ha per farlo».
Mirandolina rimane un’icona. Per un’attrice, cosa significa affrontare un colosso simile?
«Io adoro interpretare i classici. I classici sono tali perché sono lavori di grande qualità, di grande scrittura e perché sanno essere attuali, possono sempre funzionare se risistemati un poco».
Così è per la Locandiera?
«Vorrei sottolineare il lavoro di Francesco Niccolini nell’adattamento. Ha mantenuto l’ambientazione, ha solo ritoccato quello che serviva per renderlo più adatto all’oggi, anche come velocità dei tempi».
Non è uno stravolgimento radicale, giusto?
«No, Niccolini secondo me ha lavorato molto bene perché ha reso il lavoro attuale e allo stesso tempo ha lasciato integro quanto scritto da Goldoni, e parliamo di un lavoro perfetto, per ritmo, per parole, per cadenze. Ha cambiato qualcosa anche nella lingua».
Ha detto che adora interpretare i classici. Per un’attrice, sono uno stimolo maggiore?
«Io ho fatto un percorso rovesciato rispetto a molte attrici e molti attori, sono arrivata al teatro tardi, ho iniziato lavorando con il cinema e con la televisione».
Al teatro è giunta solo in seguito?
«Esatto, e ho iniziato lavorando molto con il teatro contemporaneo. Ho sempre amato i grandi classici, ma come interprete mi sono trovata tardi di fronte a queste opere».
E adesso che si trova tra i classici?
«Ora sono contentissima, mi sto divertendo molto, in questo caso anche grazie a una compagnia in cui mi trovo bene. Ora vorrei affrontare tutti i grandi classici del teatro...».
Qualche limatura è lecita anche con i testi più noti?
«Come ho detto del lavoro di Niccolini in questo caso, la rivisitazione è fondamentale per mantenerli attuali, senza toccare però il cuore. Io di recente ho apprezzato tantissimo “Romeo l'Ultrà e Giulietta l'Irriducibile” di Gianni Clementi, che inserisce i due protagonisti nel mondo delle tifoserie romane. Potrebbe sembrare assurdo, invece tutto torna alla perfezione». —
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