Gazzetta di Reggio

L’intervista 

Giuseppe Vitale ora canta solo e ricomincia dal progetto Deut

Adriano Arati
Giuseppe Vitale ora canta solo e ricomincia dal progetto Deut

Il chitarrista e cantante pubblica l’ep “A Running Start” «Voglio evolvere, non cambiare. È un nuovo approccio»

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Musica, disegno, voglia di raccontarsi. È uscito da poche settimane “A Running Start”, l’ep di esordio del progetto Deut; dietro al nome si nasconde il cantante, chitarrista e artista visuale Giuseppe Vitale, piuttosto noto in passato come voce e autore della band degli U Bit. Ora Vitale si è messo in proprio come Deut e assieme a David Campanini ha prodotto un disco di cinque tracce molto lontano dal suo recente passato; dal rock elettronico e dalle ritmiche sintetiche degli UBit si passa a tracce costruite attorno alla voce e alla chitarra, abbellite con pochi ritocchi. Un corredo interessante è quello grafico: Vitale, autore di diversi libri per bambini, ha realizzato dei disegni per ogni composizione, e l’obiettivo col tempo sarebbe quello di miscelare le due forme espressive.

Completata l’opera, ora Deut si prepara a debuttare dal vivo. Partito dal teatro Sociale di Luzzara, il 20 dicembre si passa al Bar 46 di Novellara e il 21 dicembre tocca a Reggio, a Casa Bettola, in apertura dell’esibizione del bluesmen Johnny La Rosa.

Da dove arriva questo salto, da band a solista?

«Per me è la prima esperienza da solo. I brani erano già lì, sono canzoni che ho sempre scritto, che ho sempre avuto nel cassetto e ora ho avuto modo di metterli fuori».

Per chi la conosce in formato “elettronico” è un bel salto. Per lei?

«Le canzoni erano già lì in questa forma, ne avevo tante di queste canzoni in questo stile, voce e chitarra, o usando strumenti, giocattoli o campionamenti, finché non ho ritenuto che fosse materiale che potevo pubblicare».

Da dove arrivano?

«In alcuni casi, sono nate in testa e sono scappato a casa a registrare, altre sono partite da un beat campionato di hip hop anni ’80. Non ho un approccio preconcetto, mi piace variare, questa raccolta è nata come una serie di idee per voce e chitarra, nella mansarda, non sono solo canzoni, ma più racconti, dialoghi con altre persone».

Anche dal vivo suoneranno così?

«Le porterò in giro con questa forma, chitarra, voce ed eventualmente una percussionista, sto valutando se usare delle basi per mantenere una veste simile a quella del disco, come colori e suoni. È un approccio anche più economico, è più facile muoversi quando sei da solo o con una sola persona di accompagnamento».

Oggi quindi è Deut la forma espressiva di Giuseppe Vitale?

«Io voglio evolvere ma non cambiare, oggi questa è la forma che più mi assomiglia, quella che mi porto dietro, è quella in cui più ritrovo».

Nei gruppi è diverso?

«Nelle band c’è sempre un percorso collettivo, che può portare a cose bellissime, ma ora sono solo e ho l’esperienza per gestire questo suono».

Oltre alla musica c’è la grafica del disco, giusto?

«Ho curato anche i disegni, altra mia passione è quella del disegno pubblicando libri per l’infanzia e non solo, anche all’estero, e quindi cerco di unire queste due passioni».

Come? Con dei videoclip?

«Sto provando a creare video o altro che comprenda il disegno, ma l’animazione non è il mio campo e per ora fatico a trovare la strada giusta. Spero di trovare persone con cui poter proseguire su questo discorso, musica e disegni sono due mie aspetti espressivi che cerco di portare avanti». —





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