Il calcio a braccetto con il cinema grazie a Pasolini e Bertolucci
“Centoventi contro Novecento” firmato a quattro mani da Scillitani e Di Nuzzo racconta la partita organizzata dai registi durante le riprese di due grandi film
REGGIO EMILIA. Pasolini, Bertolucci e il calcio in un film. Martedì al cinema Apollo di Albinea, alle 21, è in programma la proiezione di “Centoventi contro Novecento”, il docufilm firmato a quattro mani da Alessandro Scillitani e Alessandro Di Nuzzo. Il regista Scillitani sarà presente in sala e dialogherà con il pubblico al termine della proiezione.
“Centoventi contro Novecento” racconta la partita di calcio che ha cambiato il destino del cinema italiano: una domenica di primavera, nel marzo del 1975, sul campo del parco della Cittadella di Parma si affrontano due squadre molto particolari. Da una parte la rappresentativa della troupe di “Salò o le centoventi giornate di Sodoma” di Pier Paolo Pasolini, dall’altra quella di “Novecento” di Bernardo Bertolucci. Due film girati negli stessi giorni, a pochi chilometri di distanza, e che faranno la storia del cinema.
Alessandro Scillitani, regista reggiano autore di oltre quaranta documentari, ha lavorato insieme ad Alessandro Di Nuzzo, scrittore e direttore editoriale della casa editrice Aliberti. «È stato Di Nuzzo a coinvolgermi – racconta Scillitani –. Quando mi ha detto di questa storia incredibile, sconosciuta ai più, ho subito accettato. Anche per raccontare un Pasolini diverso dal solito: quello un po’ più reale, che amava ridere e giocare a calcio». Una partita epocale, che avrà una certa importanza anche sul piano simbolico: «Pasolini era un maestro per Bertolucci, che si era fatto le ossa come aiuto regista in “Accattone”, ed era anche amico di suo padre Attilio. Ma poi Bertolucci aveva cominciato ad andare per conto suo, e Pasolini aveva dimostrato di non apprezzare del tutto il suo lavoro. In particolare non gli era piaciuto “Ultimo tango a Parigi”. Fu Laura Betti, musa e amica di Pasolini che proprio in quei giorni, stava recitando sul set di “Novecento”, a decidere di fare da paciere: propose una partita di calcio, che venne fissata il giorno di compleanno del regista parmigiano, il 16 marzo. «Alla fine la partita servì allo scopo, perché i due si riconciliarono. Anche se «Bertolucci teneva talmente tanto alla vittoria – continua Scillitani – che finì per ingaggiare dei calciatori veri e propri: due giovani promesse della Primavera del Parma».
Il docufilm si avvale anche delle immagini di repertorio, grazie ai filmati in Super8 di Clare Peploe, all’epoca già moglie di Bertolucci. Oltre che di tante interviste e testimonianze, anche di chi prese parte al match in prima persona, come il fotografo Beppe Fontana. «A un certo punto gli intervistati hanno cominciato a rievocare la partita con così tanti particolari e in modo così magico che sembrava di essere lì, sul campo. Si capisce che c’era un’aria di festa. E credo sia proprio questa la cosa più bella che sono riusciti a fare, Bertolucci e Pasolini: raccontare questi aspetti del calcio, lo stare assieme, la sana competizione… ma soprattutto cogliere, attraverso il loro sguardo sapiente, il valore di uno sport che, oggi più che mai, ha tanta, troppa negatività. Due grandissimi registi che sono riusciti a mettere insieme il calcio e il cinema. Due cose che altrimenti non si toccherebbero mai». —
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