«Ci salverà chi parla alla luna e cammina in attesa di una poesia»
Andreina Garella, regista e curatrice dello spettacolo “Ubu al luna park” organizzato da Festina Lente in scena questa sera (ore 20.30) alla Cavallerizza
«Il teatro fa bene a chi lo fa a chi lo guarda. Non fa distinzione di genere rende le persone consapevoli e anche positive nelle relazione con gli altri» parola di Andreina Garella, regista e curatrice dello spettacolo in scena questa sera alle 20.30 alla Cavallerizza “Ubu al luna park” nell’ambito del Progetto di Teatro e Salute Mentale organizzato da Festina Lente che trova nella stessa Garella un punto di riferimento fondamentale. «Nata nel 2003, ancora adesso presenta persone con noi sin dall’inizio ma in massima parte si è rinnovato. Adesso siamo in 19 e in più la banda di quartiere: il gruppo è numeroso aperto e molto accogliente. Facciamo delle prove dove tutti possono provare per un mese e vedere come va… comunque porte aperte, secondo le indicazioni di Basaglia. Bisogna uscire dai luoghi comuni e il teatro offre la possibilità di essere diversi … non è terapeutico il nostro teatro ma fa bene».
E a proposito del tema dello spettacolo, la Garella sottolinea la metafora sul potere: «Tuttavia noi abbiamo deciso di divertirci, infatti l’abbiamo immaginato in un Luna Park». Proprio nel luogo di divertimento per antonomasia magico e surreale, e nello stesso tempo superficiale, lo spazio stesso che diventa specchio del genere umano: questa è la scena dove un gruppo di persone con fragilità e disagio psichico si mostrano con sensibilità e creatività, tra verità e finzione, mettendo a nudo le convenzioni sociali, la prepotenza, l’egoismo, nel tentativo di liberarsi da imposizioni che imprigionano.
«Nel testo – continua Garella – si allude a personaggi dell’800 perfettamente sovrapponibili alla realtà odierna. Ubu costringe a misurarci con una umanità ormai deformata, incapace d’empatia e di condivisione. Chi ci salverà – si chiede? Ci salverà la luna, quella luna raggiunta da tanti viaggi poetici istantanei come dardi, senza implicazioni tecnologiche, consumata da analogie, riflessioni, sogni. Ci salverà la scienza delle soluzioni immaginarie che ci può fare vedere un universo fatto di eccezioni. Ci salveranno i lunatici, i fragili portatori di mille sensazioni piacevoli, quelli che manifestano ogni volta una dolce illusione, quelli che ci fanno volare nello spazio salvi e liberi di pensare, quelli che ci guardano come magnifico sogno, quelli – conclude – che parlano alla luna e passeggiano nell'attesa di una poesia». —
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