“Novecento” di Bertolucci oggi a Palazzo Ducale al centro di un incontro
Si parlerà di Bernardo Bertolucci, di “Novecento” e del coinvolgimento di tantissimi abitanti reggiani nella realizzazione di quell’efficacissima epopea, nell’incontro in programma oggi a Guastalla. Alle 17.30 a Palazzo Ducale è in programma la presentazione del numero 128/2019 di RS-Ricerche Storiche, la rivista curata da Istoreco e dall’editore Corsiero. La sede non è casuale, la discussione si terrà infatti a pochi metri dalla mostra fotografica “Guastalla una città da film. Il set di Bernardo Bertolucci nelle foto di Angelo Novi”, allestita al Palazzo Ducale fino al 29 dicembre. Un tema ben presente anche in RS: il nuovo numero della rivista è infatti aperto da una saggio del critico cinematografico Nico Guidetti dedicato al regista di Parma, dal titolo “Bertolucci e il suo doppio, Prima e dopo la rivoluzione”.
La serata partirà alle 17.30 con la presentazione del volume in un dialogo fra Gloria Negri, assessore alla Cultura del Comune di Guastalla, Guidetti e il direttore di RS Massimo Storchi. A seguire, ci sarà una visita guidata alla mostra delle fotografie scattate da Novi sul set di “Novecento”. Guastalla è stata, nel 1974, il set di “Novecento” e le fotografie di scena di Angelo Novi rievocano quella che all’epoca fu un’importante esperienza corale, invitano alla riflessione su un passaggio importante della cultura italiana. E della storia emiliana: «I luoghi del padre e poeta Attilio hanno costruito il mondo immaginario dell’infanzia di Giuseppe e Bernardo e sono rimasti i luoghi dell’anima, quelli di una lotta di classe dove “i contadini sono la poesia e i padroni la prosa”, dove i volti della gente “sono ancora gli stessi di quando avevo otto anni”. I luoghi più adatti a restituire al padre il dono che sia Bernardo sia Giuseppe dichiarano di avere ricevuto a piene mani: la poesia», ricorda l’assessore Negri.
Il set di “Novecento” nel 1974 portò a Guastalla «“l’invasione del cinema… quella specie di occupazione militare che furono le lunghe riprese di Novecento”. La città e il territorio circostante sentirono di essere parte di un grande evento collettivo, storico e culturale ma anche magico e vivo come solo il cinema sa fare». Cinema che quarantacinque anni fa affrontò temi ancora dolorosi, divisivi anche nell’oggi, ai sogni che hanno spaccato e segnato il ‘900. «Nel 1975 Bertolucci torna nella bassa emiliana e sui temi del fascismo e dell’antifascismo, stavolta però non in quella chiave minimalista che ragiona sull’ambiguità dell’essere umano come individuo (come aveva fatto con Strategia e Il conformista), ma con l’intento dichiarato di ricreare l’epopea della grande lotta contadina e del sogno irrealizzato di una rivoluzione socialista di massa», come fa presente Guidetti. —
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