Suggestioni e intrecci di intrighi e vendette nell’ultimo romanzo del “carpinetano” Fogli
“Il signore delle maschere” è l’ultimo libro dello scrittore che segna anche il suo debutto con l’editore Mondadori
Storie di persone, di intrighi, di vendette. Storie di storie, spesso e volentieri. Le ha intrecciate nel suo ultimo romanzo Patrick Fogli, scrittore bolognese da tempo trapiantato nell’Appennino reggiano, a Carpineti. “Il signore delle maschere”, suo debutto per Mondadori, ha navigato ai piani alti delle classifiche di vendita autunnali, bella risposta alla prima uscita dopo la vittoria dell’edizione 2018 del premio Scerbanenco.
A trionfare nel concorso dedicato al maestro del noir italiano era stato “A chi appartiene la notte”, thriller fantastico ambientato proprio nella montagna reggiana, attorno alla Pietra di Bismantova. “Il signore delle maschere” cambia registro e genere, raccontando la vicenda di un assassino trasformista dal nome fatale, Caronte, e di una docente universitaria capace di costruire nuove vite per persone in fuga. In mezzo, come sempre con Fogli, pezzi della storia recente e meno recente, capitoli che l’Italia e il mondo non ha mai saputo o voluto affrontare pienamente.
Il suo è un romanzo di storie, di suggestioni. Hanno ancora senso, oggi?
«Ci sono sempre delle storie che qualcuno vuole e deve scrivere, ci sono storie che nessuno ha ancora scritto e che qualcuno sente di dover raccontare».
Storie e pezzi di storia. Qui si parla di terrorismo, di Argentina della dittatura.
«Ci sono sempre tante vicende che per un motivo o per l’altro non si risolvono e che non si vogliono affrontare fino in fondo, che spesso si tendono a rimuovere, e che segnano ancora profondamente la nostra vita collettiva».
Vi sono anche miti che segnano la nostra cultura. I protagonisti del romanzo si chiamano Caronte e Arianna. Difficile definirli nomi casuali, no?
«Il personaggio di Caronte lascia sempre una moneta alle persone che ucciderà, quella del pagamento del pedaggio al trasportatore di anime è un’immagine ricorrente in tante culture antiche, la troviamo in luoghi diversi e tradizioni diverse. Volevo partire da lì, da quel simbolo di passaggio».
Il suo è un thriller a incastri costruito con grande attenzione. E lascia tanti spazi aperti a potenziali altri sviluppi. Sono già in cantiere?
«È vero che ci sarebbero diverse altre possibilità legate a questi personaggi, sia per le loro storie pregresse sia per continuare da dove si interrompe “Il signore delle Mosche”, ma per il momento ho altri progetti per la testa, un seguito per ora non è all’orizzonte».
Nel 2018 ha vinto il premio Scerbanenco, ora è arrivato ai piani alti delle classifiche. Un buon periodo?
«Sono contento delle risposte ottenute, degli apprezzamenti che mi sono arrivati da tante parti anche perché mi ero preso una pausa piuttosto lunga prima di “A chi appartiene la notte”».
Un’altra nota gustosa è la pubblicazione per Mondadori. Nome che fa sempre un certo effetto, giusto?
«È una bella soddisfazione, ho pubblicato per ottime case editrici ma questo marchio ha sempre qualcosa di molto particolare con sé, e devo dire che anche la potenza di fuoco della macchina editoriale è notevole». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
