Gazzetta di Reggio

I 60 anni dell’Istituto di studi verdiani «Svilupperemo la ricerca scientifica»

Giulia Bassi
I 60 anni dell’Istituto di studi verdiani «Svilupperemo la ricerca scientifica»

Il reggiano Alessandro Roccatagliati È IL DIRETTORE SCIENTIFICO 

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Nominato da qualche mese, il reggiano Alessandro Roccatagliati, 59 anni, è il nuovo direttore scientifico dell’Istituto nazionale di studi verdiani. Professore ordinario di musicologia e storia della musica all’Università di Ferrara, è da sempre un esperto dell’opera italiana con particolare riguardo al genio bussetano; a questo proposito è membro italiano del comitato scientifico di “VerdiPerspektiven”, la rivista fondata da Anselm Gerhard a Berna.

Era presente all’illustrazione del volume “Questione di anima. Sessant’anni all’Istituto di studi verdiani”, un’antologia di saggi, usciti dal 1960 ad oggi, curato da Giuseppe Martini; l’incontro si è tenuto nello stesso salone della Biblioteca Palatina, dove nel 1959 si svolse la riunione decisiva per la fondazione dell’Istituto, con l’accordo di varie istituzioni, tra le quali Quirinale, ministero della Cultura, Casa Ricordi e Comune di Parma. Un tuffo nel passato, con il ricordo dello storico direttore Pierluigi Petrobelli e dei grandi nomi della cultura che negli anni hanno preso parte a iniziative dell’Istituto, da Maria Callas a Leonardo Sciascia passando per Wally Toscanini ma con uno sguardo al futuro delle attività di studio e ricerca. «Un onore e una gioia per me, assumere la direzione dell’Istituto in questo 2019, anno del suo 60esimo compleanno, ritrovandomi subito a fiancheggiare il lavoro a questo libro», ha detto Roccatagliati assicurando di sviluppare con maggior forza nell’Istituto la ricerca scientifica.

Sulle fonti musicali, torna al centro dell’attività dell’Istituto. «Tra le pagine di “Questione di anima” ho avuto modo di tornare sulle idee tanto di colleghi scomparsi cui mi legano affettuosi ricordi, quanto di intellettuali che hanno fecondato in vario modo il lavoro mio e di molti altri. Con Pierluigi Petrobelli ebbi la fortuna, mentre donava trenta e più anni di cure all’espansione dell’Istituto, di discutere e impostare i miei primissimi scritti verdiani e poi di poterci tante volte confrontare sul piano scientifico, a Parma e altrove. Di Marcello Conati potrei invece essere a fianco nei suoi studi d’archivio, riflettendo su Rigoletto o quando sui primi computer si armeggiava ambedue a catalogare periodici o discoteche: bei ricordi... Né si può ancor oggi prescindere, per studiare i libretti verdiani, dagli studi di Francesco Flora e Mario Lavagetto, che il curatore Martini ha inserito in questa antologia. E gli spunti venuti da figure come Riccardo Bacchelli, Isaiah Berlin o Saul Bellow aprirono prospettive assai fruttuose, nel guardare a Verdi un po’ più “da lontano”. Insomma: ecco qua qualche decennio di operosità del nostro Istituto».

A proposito, di ricerca, nel triennio 2017-19 ha fatto parte del Comitato Scientifico del Festival Verdi di Parma, di cui insieme a Francesco Izzo ha curato l’annuario Festival Verdi Journal. «Abbiamo concepito una rivista annuale che riunisce in un solo volume saggi introduttivi alle quattro opere in programma e li commissiona, ogni anno, a studiosi verdiani di massimo rango internazionale realizzando una pubblicazione che per taglio divulgativo, veste tipografica e impaginazione rifugge i modi compassati dei periodici accademici per proporsi a chi legge nel modo più amichevole e immediato». —



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