Il film tutto da ridere di questo inizio 2020 è “Tolo Tolo” di Zalone
Il protagonista è il pugliese Spinazzola che prima si rifugia in Africa ma da lì deve emigrare... ma non nel Bel Paese
Si è fatto attendere ma è arrivato proprio il primo giorno dell’anno il film tutto da ridere delle feste natalizie e oltre. Checco Zalone, al secolo Luca Medici, questa volta non è solo interprete e coautore della sceneggiatura (insieme a Paolo Virzì, abbandonato il sodalizio con Gennaro Nunziante) ma anche regista di “Tolo Tolo”, il film che da mercoledì ha invaso 200 schermi italiani tra cui quelli reggiani(in città all’Uci Cinemas, all’Eden a Puianello e all’Emiro a Rubiera).
Checco Zalone coi suoi tre precedenti film – in coppia con Nunziante – ha sbancato i botteghini del 2011 quando “Che bella giornata” incassò circa 43 milioni (visto da 6,8 milioni di italiani); nel 2013 quando “Sole a catinelle” incassò più di 51 milioni (8 milioni gli italiani che andarono al cinema) e nel 2016 “Quo vado” arrivò a circa 65 milioni (9,3 milioni gli italiani che lo videro). Insomma Checco Zalone è visto come il santo protettore degli esercenti del cinema e con “Tolo Tolo” in molti sperano che risolleverà i dati del botteghino non ancora resi noti ma che sicuramente segneranno una diminuzione di incassi e spettatori. Qui Zalone interpreta un personaggio di Spinazzola, nel cuore delle Murge pugliesi, che rifiuta il reddito di cittadinanza e apre un sushi restaurant ma, dopo l'entusiasmo iniziale, fallisce miseramente e decide di fuggire dai creditori e dal fisco «là dove è possibile continuare a sognare»: ovvero in Africa, dove si improvvisa cameriere per un resort esclusivo. Lì incontra Oumar, cameriere con il sogno di diventare regista e la passione per quell'Italia conosciuta attraverso il cinema di Pasolini. Improvvisamente in Africa scoppia la guerra e i due sono costretti a emigrare, anche se Checco non punta all'Italia ma ad uno di quei Paesi europei in cui le tasse e la burocrazia sono meno pressanti che nel Bel Paese. A loro si uniranno la bella Idjaba e il piccolo Doudou («come il cane di Berlusconi»). La critica in generale ha lodato il cambiamento di Zalone e la sua evoluzione verso temi più seri.
Paolo Mereghetti e Natalia Aspesi hanno parlato di un film riuscito paragonandolo (come molti altri critici) alle commedie italiane più nobili di Alberto Sordi o di Dino Risi. Riusciranno gli italiani ad amare “Tolo tolo”? —
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