Le dieci parole chiave de “Il rosso e il nero” secondo Guido Monti
Da tempo ci stava lavorando con grande immedesimazione, perché presentare per l’ennesima volta capolavori come “Il rosso e il nero” non è uno scherzo. Lo dice Guido Monti, poeta, critico e curatore della rassegna “Vola alta parola” che si tiene nell’ambito di Restate. Proprio oggi per Giunti-Demetra (collana Passepartout) è in uscita il romanzo di Stendhal del quale Monti ha realizzato la prefazione, secondo i precisi canoni stabiliti dalla casa editrice.
«Sono anni che Giunti ripubblica grandi classici coinvolgendo scrittori, critici e intellettuali per realizzarne la prefazione mirata a raccoglierla in dieci punti che corrispondono ad altrettante parole chiave. L’idea è quella di avvicinarsi al grande pubblico in maniera diversa: entrando subito dentro e penetrare fino al cuore di questi capolavori». Entrando nel merito del suo lavoro precisa: «Non vorrei esprimere una banalità dicendo “un classico non muore mai” ma nel prendere in mano “Il rosso e il nero”, e comparandone le diverse traduzioni da Maurizio Cucchi a Mario Lavagetto si capisce come cambiano i punti di vista. Da parte mia rileggendo più volte le 500 pagine del libro, ho steso la prefazione e ho trovato le parole chiave: realismo, società psicologia, contraddizioni, maschera, ipocrisia, amore, irrazionalità, precarietà e J’accuse».
L’intento del poeta e giornalista del Manifesto, marchigiano ma da anni residente a Reggio è di rileggere “Il rosso e il nero” di Stendhal come l’affresco di una nazione, la Francia del primo Ottocento dove il rosso cardinalizio e il nero dei preti ci parla della stoffa di cui è fatta ogni società, basata sulle apparenze e immune a ogni cambiamento di libertà, che opprime una comunità di donne e di uomini con passioni ferventi, talvolta bestiali. «Da questo romanzo intuiamo quanto poco in verità sia cambiato nel tempo l’uomo, con i suoi intrecci di potere: certo, oggi ha modi molto più veloci di trasmettere le proprie nefandezze – scrive nella prefazione Monti – Julien arde dello stesso fuoco, delle stesse cadute, di quel nostro stesso sentirci soli che spunta negli odierni messaggi dei social e che noi crediamo essere molto più performativi». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
