Le vite degli operai delle Reggiane raccontano un secolo di storia
Regista e organizzatori presentano lo spettacolo, in scena alla Cavallerizza, incentrato sulle Officine
Si capisce che è un lavoro diverso dal solito quello riguardante lo spettacolo “Officine Reggiane - Il Sogno di volare”, in scena alla Cavallerizza da giovedì 23 a domenica 26 gennaio (ore 20.30). Lo si nota leggendo la lunga e ricchissima locandina con il suo elenco infinito di nomi: denota un impegno poderoso e corale di tre partner – MaMiMò, Fondazione I Teatri e Spazio Gerra – che con la collaborazione di Istoreco e il sostegno della Regione e del Comune hanno portato in scena la storia di questa industria che ha segnato la storia della nostra città a partire dall’inizio del secolo scorso.
Sullo spettacolo scritto da Marco Di Stefano, in cui si racconta delle persone che vi hanno lavorato e le loro vicende ricostruite dalle cartelle del personale dall’archivio storico, salta subito agli occhi questa partecipazione corale delle istituzioni reggiane che Paolo Cantù, direttore generale e artistico dei Teatri, sottolinea: «Abbiamo hanno accolto con grande piacere l’idea arrivata da MaMiMò e dal Comune. L’abbiamo fatta nostra, il teatro è uno spazio pubblico e identitario del pensiero della città. Il progetto tocca la memoria della città, ma anche I Teatri sono un pezzo di memoria di un territorio e lo spettacolo, in cui l’aspetto artistico e quello sociale coincidono, attraversa questa memoria collettiva e individuale. Quindi con piacere ce ne siamo fatti carico, posizionandolo proprio a pochi giorni dalla Giornata della Memoria».
Lungo e articolato è il lavoro di messa a punto dello spettacolo svolto dalla regista Angela Ruozzi di MaMiMò. «Subito ci siamo trovati di fronte all’inghippo creativo di come si mette in scena un archivio storico a partire dalle 22 mila cartelle del personale che dal 1919 vi ha lavorato – spiega la Ruozzi – una grande sfida considerando tutto questo materiale che racconta la storia delle Officine reggiane lunga 100 anni».
Tutte quelle cartelle, per intenderci, messe in terra occupano 400 metri lineari di spazio. «Ma la domanda che ci siamo posti – prosegue la regista – è stata: “come si mette in scena un archivio storico?”. Allora, per uscire vivi da questa sfida, siamo partiti dalla nostra storia: infatti i protagonisti siamo noi attori che ci caliamo nei personaggi delle Reggiane. Gli attori in sintesi interpretano i personaggi con i loro nomi: è la compagnia che spulcia e cerca delle suggestioni per raccontare la storia dell’azienda. A queste abbiamo dato il nome di “viatico”. I personaggi si muovono dentro e fuori il loro piano di realtà che è la zona Istoreco che si trova davanti rispetto al pubblico, mentre dietro sarà la zona di “evocazione” dei personaggi che abbiamo chiamato “infiction”.»
Sono state scelte le storie di diversi personaggi: operai, collaudatori, disegnatori, staffette partigiane, lavoratori che hanno fatto l’occupazione: «Siamo stati attenti a portare insieme i loro sogni, progetti, storie d’amore – spiega ancora la Ruozzi – e quella fabbrica che ha migliorato le condizioni di vita ma ha anche messo in crisi le coscienze durante il fascismo».
Attraverso i ricordi, le impressioni e le emozioni dei testimoni hanno preso vita le storie di Alcide Moscardini, Giacinto e Savino, soldati durante la prima guerra mondiale; Osvaldo Notari, la signorina Spezia, il direttore Antonio Alessio dell’ufficio tecnico avio; Annita Malavasi, la partigiana “Laila”, e Francesco Braglia, impiegato alle Reggiane; Carlo Guidotti, la compagna Rosa Luxemburg, il compagno Majakowskij e il Nigher, operai durante l’occupazione del 1950; Domenica Secchi, operaia; Anna, giovane operaia alle Reggiane nel 1919. «Così si parla di tutti i momenti salienti delle Reggiane – continua la regista – la fondazione, l’epoca del volo, l’eccidio del 23 luglio, il bombardamento del ’44. Quindi parliamo della grande occupazione del ’50 e dell’epoca Fantuzzi fino ai nostri giorni. Incontrare tante persone, conoscere i luoghi anche come vengono impiegati attualmente (da una parte il Tecnopolo e dall’altra gli spazi per i poveri che abbiamo visitato con don Daniele Simonazzi) ci ha permesso di conoscere la città e la storia delle persone. E ci ha fatto un immenso piacere il fatto che alcune di esse abbiamo imparato dei particolari sui loro cari dalle loro cartelle. E noi stessi, dai loro racconti, abbiamo appreso notizie in più: per questo alcuni testimoni sono in scena. Come si evince lo studio per questo spettacolo è stato un capillare lavoro sulla memoria di una città di cui le Reggiane costituiscono un simbolo rappresentativo».
Lo spettacolo è interpretato da Fabio Banfo, Filippo Bedeschi, Cecilia Di Donato, Alice Giroldini, Marco Maccieri e con la partecipazione di Bright Amankwa, Erminio Bedogni, Omar Borciani, Onelio Coli, Silvia Cristofori, Maria Luisa Iotti, Silvia Paterlini, Airone Polo, Damiano Retrivi, Sonia Riccò, Marco Rovacchi, Lara Sassi e Carlo Schiavone. —
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