Gazzetta di Reggio

Rubiera 

“La Classe”, ricordi d’infanzia tra uomini e pupazzi all’Herberia

“La Classe”, ricordi d’infanzia tra uomini e pupazzi all’Herberia

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Rubiera. La stagione di prosa del Teatro Herberia di Rubiera, ideata e promossa da La Corte Ospitale, impresa di produzione teatrale e Centro di Residenza Emilia-Romagna, riprende domani sera (ore 21) con “La Classe”, di Fabiana Iacozzilli/CrAnPi, spettacolo rivelazione del 2019. “La Classe” è un docupuppets con pupazzi e uomini. È un rito collettivo, in bilico tra “La Classe morta” di Tadeusz Kantor e “I cannibali” di George Tabori, in cui gli adulti, interpretati da pupazzi, rileggono i ricordi di un’infanzia vissuta nella paura di buscarle. Una storia che Fabiana Iacozzilli fa nascere dai ricordi delle scuole elementari all’istituto “Suore di carità” e in particolare da quelli legati alla sua maestra, Suor Lidia. Questi ricordi/pezzi di legno si muovono senza pathos su tavolacci che rimandano a banchi di scuola, ma anche a tavoli da macello o a tavoli operatori di qualche esperimento che fu. Tutto intorno, silenzio. Solo rumori di matite che scrivono e compagni che respirano. I genitori sono solamente disegnati su un cadavere di lavagna ma poi ben presto cancellati. Nel silenzio dei loro passi, questi corpicini di legno si muovono nel mondo terrorizzante di Suor Lidia, unica presenza in carne ed ossa che sfugge alla vista di pupazzi e spettatori. In questa ricerca di pezzi di memorie andate emerge il ricordo in cui Suor Lidia affida a Fabiana la regia di una piccola scena per una recita scolastica decidendo, forse, insieme a lei, la vocazione della sua alunna. “La Classe” è uno spettacolo che voleva parlare di abusi di potere ma parla di Vocazioni. Uno spettacolo in cui tutti hanno ragione: sia quelli che dicono che nessuno guarisce dalla propria infanzia, sia quelli che dicono che tutto dipende da quello che ci facciamo con la nostra infanzia.

In scena Michela Aiello, Andrei Balan, Antonia D’Amore, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, scene e marionette Fiammetta Mandich. —

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