Gazzetta di Reggio

«Un Misantropo nevrotico in amore, scritto da un Molière in crisi sentimentale»

Adriano Arati
Da sinistra  Sara Bertelà, Valter Malosti e Anna Della Rosa
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Da sinistra Sara Bertelà, Valter Malosti e Anna Della Rosa

Scandiano, Valter Malosti regista e interprete di un grande classico. «L’autore era appena stato lasciato dalla giovane moglie» 

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SCANDIANO. Un Misantropo attualissimo, nelle sue amarezze così contemporanee. Questa sera (ore 21) al teatro Boiardo di Scandiano arriva la riproposizione di uno dei grandi classici del teatro tutto, il “Misantropo” di Molière, interpretato da un volto notissimo del teatro italiano, Valter Malosti. “Molière, il misantropo - ovvero il nevrotico in amore” è stato adattato dallo stesso Malosti e da Fabrizio Sinisi partendo dal testo originale del maestro francese, e vedrà impegnati sul palco anche Anna Della Rosa, Sara Bertelà, Edoardo Ribatto, Paolo Giangrasso, Roberta Lanave, Matteo Baiardi e Marcello Spinetta. Al centro, uno dei lavori più particolari di Molière, scritto dopo un periodo di crisi umana e sentimentale, una miscela efficacissima di comicità, di riflessioni sul privato e sul ruolo femminile nella società (non scontato nel 1600) e di spunti sociali e politici, sulle prime spinte di un mondo destinato a mutare rapidamente.

Malosti, è banale dirlo, ma il Misantropo sembra scritto oggi, no?
«È’ un testo che tutt’ora ha una sua grande efficacia e che sa parlare di temi sempre attuali, pieno di amarezze e di pensieri sul privato e sul pubblico».

Come si affronta un colosso del genere?
«Noi abbiamo pensato ad una riscrittura che ammodernasse in parte il linguaggio, per renderlo più adatto al pubblico odierno, ma senza ovviamente stravolgere nulla. E la scenografia e i costumi sono quelli più classici».

È necessario rivedere anche i classici?
«Penso sia giusto per fare in modo che il linguaggio sia ben comprensibile, ma non abbiamo toccato nulla della struttura, anzi abbiamo cercato di rispettare al massimo il fraseggio e il ritmo di Molière».

Autore a cui la capacità di dare musicalità e tempi non mancavano, per usare un eufemismo.
«Il lavoro, come molti di Molière, ha le sue scansioni efficacissime, che permettono di mettere insieme comicità e amarezze, si tratta solo di sistemarlo qui e là rispettando il tutto».

Operazione non facile, con un autore così noto.
«In realtà, mi verrebbe da dire che il Molière che abbiamo conosciuto nei decenni scorsi, interpretato da grandi maestri del teatro italiano, non è proprio il vero Molière».

Che intende?
«Penso a tante messe in scena di altissimo livello in cui però il testo è stato adattato con forza. Se uno va a leggere il testo originale e poi guarda il nostro spettacolo, troverà molte più similitudini».

Ottima osservazione. Ma chi legge oggi i testi del teatro?
«Questo è un problema, dovremmo fare come con l’opera, nessuno oggi conosce i testi originali, conosce le versioni a cui ha assistito, in molti casi diverse e non poco dagli originali».

Si dice che il Misantropo è per molti versi un’opera anomala per Molière. Perché?
«Lo scrive dopo un periodo molto pesante per lui, in cui viene abbandonato dalla giovanissima moglie. È un testo doloroso e pensato, scritto in quasi due anni. Per Molière è un tempo lunghissimo: alcuni dei suoi lavori più noti, e tecnicamente perfetti, li ha scritti in un paio di settimane. Questo ha decisamente un’altra origine».

Nel Misantropo emerge forte la presenza femminile. Sarà così anche sul palco?
«Sì, nel testo ci sono tre figure femminili molto forti, attorno a cui ruota tutto il discorso. Spesso si pensa solo alla protagonista, ma le figure femminili importanti sono tre, e noi abbiamo cercato di valorizzarle. È facile con colleghe come Anna Della Rosa, Sara Bertelà e Roberta Lanave». —




 

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