Gazzetta di Reggio

La mostra 

Le statue parlanti di Francesca Tosi e i placidi notturni ovattati di Riccò

Chiara Cabassa
Le statue parlanti di Francesca Tosi e i placidi notturni ovattati di Riccò

“Sentinella, a che punto è la notte” apre oggi (ore 17) alla galleria San Francesco in via Bardi

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REGGIO EMILIA. Il sogno metafisico di Norberto Riccò e la metamorfosi delle statue parlanti di Francesca Tosi. Un canto e un controcanto che non potrebbero essere più efficaci vivono, s’intrecciano e a tratti si confondono in quell’atmosfera ovattata e voluttuosa che solo la notte ci può regalare. Quella notte che è incubatrice di poesia. E nella quale potremo immergerci a partire da oggi nella suggestiva Galleria San Francesco in via Bardi dove, alle 17, si inaugura “Sentinella, a che punto è la notte?”.

Un passo biblico di Isaia, ma anche una canzone di Francesco Guccini e ora una mostra di pittura dove, come ci spiega il giovane curatore Michele Medici, si alternano visioni di città. Nessuna pretesa di rispondere alla domanda che il titolo della mostra pone: sarà il pubblico a cercare quelle risposte che non spetta all’arte offrire. Dal momento che compito dell’arte è «dare nuovi occhi per vedere ciò che è già noto offrendo nuovi significati».

«Quando cammino per strada – spiega Francesca Tosi – guardo spesso in alto... Così mi sono immaginata come le statue del consueto scenario cittadino che svettano sulle chiese potessero, all’imbrunire, prendere vita e iniziare a dialogare. Così come nel film “Il cielo sopra Berlino” dove gli angeli sono in realtà sentinelle e guardiani della città». Così, nell’opera “Sentinella”, una delle due statue della Chiesa del Cristo guarda verso il basso, pronta a farsi guardiana al l’ora del tramonto. E, sempre complice il buio, Adamo ed Eva sfidando la sacralità del duomo si ricoprono di tatuaggi inviando messaggi e scattando selfie con i cellulari, mentre un piccione li osserva stupiti. E ancora, in cima a “San Prospero”, al posto dei due putti prendono vita “le gemelline”, amatissime nipoti di Francesca.

«La notte – è il controcanto di Norberto Riccò – ha sempre significato per me solitudine e libertà. Era così quando alle due di notte smontavo dal lavoro, facevo il cameriere in stazione, e in bici mi inoltravo nella campagna per tornare casa. Era così quando facevo il disegnatore meccanico in un’officina. E vorrei che fosse così anche per i giovani oggi: un momento per fermarsi, pensare, lasciando al giorno il caos».

«Tosi e Riccò – scrive la gallerista Giovanna Vezzosi – non tradiscono la verità della notte offrendo certezze sul tempo del giorno che loro stesso ignorano». Notti bianche e oniriche quelle di Francesca Tosi. Notti tenere e silenziose quelle di Norberto Riccò. «Sconfinamenti, contaminazioni: l’arte è anche questo» scrive il curatore Michele Medici, laureato in Beni artistici a Parma. Che ringrazia, e vuole che si sappia, la gallerista: «Ho conosciuto qualche anno fa una persona, Giovanna, che mi apprezza per la mia professionalità al di là degli stereotipi che mi porto addosso». Michele, 32 anni, è costretto a muoversi su una carrozzina. Ma non per questo ha rinunciato a inseguire, e realizzare, i suoi sogni. «A Reggio – puntualizza – si parla tanto di disabilità, ma troppe volte in modo retorico». —




 

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