Un viaggio originale leggero e semiserio dentro le menti di uomini e donne
Venerdì sera (ore 21) al teatro Bismantova va in scena “Scusa se ti chiamo stronzo - live” di e con Mirko Spelta
CASTELNOVO MONTI. Uno spettacolo originale, divertente e che fa anche riflettere sulla difficoltà (reale o apparente?) nei rapporti tra uomini e donne. Superando la canonica e ormai antiquata considerazione che le due “metà del cielo” siano pianeti completamente diversi. Venerdì va in scena al Teatro Bismantova, nell'ambito della stagione 2019-2020, “Scusa se ti chiamo stronzo – live”, tratto dal fortunato libro omonimo di Mirko Spelta, che ne è anche protagonista. Cosa passa veramente nella testa di un uomo sentimentalmente parlando? E come riconoscere quello giusto in mezzo ad un mare di bugiardi, immaturi, infedeli?
Queste sono le domande alla base dello spettacolo, nato dal libro pubblicato da Piemme Edizioni, nel quale l’autore compie un viaggio ironico e semiserio nella mente di un uomo “tipo” e nei meccanismi che ne governano scelte, gusti, atteggiamenti, comportamenti e risposte, per cercare di suggerire al mondo femminile come sono fatti davvero questi “benedetti” uomini in campo sentimentale. Allo stesso modo, con ironia e leggerezza, l’autore interroga se stesso e soprattutto il pubblico presente in sala sui meccanismi dell’amore e sui difetti di comunicazione tra i sessi. I testi dello spettacolo sono di Spelta e di Chiara Bacci, e si sviluppano attraverso un alternarsi di piccoli monologhi, brevi sketch che ripropongono la dialettica quotidiana uomo-donna, con la collaborazione dell’attrice Alessandra Eleonori e dibattiti sui diversi argomenti che riguardano la vita di coppia, nonchè momenti musicali interpretati dallo stesso autore con il maestro Franco Barbera.
Spelta, perché i rapporti tra uomini e donne sono così complessi da avere spesso bisogno di una “traduttore”?
«Perché gli uomini e le donne comunicano con modalità molto differenti, che spesso risultano tra loro difficilmente comprensibili. A tutti sarà capitato di sentire una donna chiedersi o chiedere a un'amica, riferendosi alla frase di un uomo “ma cosa avrà voluto dire?”, dando per scontato che quell’uomo nel dire una frase abbia sottinteso altro; ebbene questo meccanismo, che peraltro è abbastanza lontano dalla mentalità maschile (difficilmente un uomo dice qualcosa per intenderne un’altra), lascia aperte una infinita serie di possibilità interpretative che possono generare davvero confusione. E allora ogni tanto vale la pena guardarci dentro, tutti quanti, per poter capire davvero noi stessi e l'altro sesso. Capirsi è la chiave per vivere felici insieme, se non ci si capisce, è dura».
In quale modo si differenzia lo sguardo di un uomo verso una donna e quello di una donna verso un uomo?
«Se un uomo capisse gli sguardi di una donna la vita sarebbe molto più facile, purtroppo gli uomini sono abbastanza limitati nel campo della comunicazione non verbale, mentre le donne sono molto più intuitive, sottili, ed emotivamente intelligenti».
Per quali motivi nelle donne spesso si arriva a una profonda sfiducia nella capacità di costruire un rapporto positivo con un uomo?
«Questa è una bella domanda. Nella mia piccola esperienza, credo che gli uomini maturino molto più tardi delle donne, non soltanto in età adolescenziale, ma anche da “adulti”. Maturano ad esempio l'idea di un rapporto stabile e definitivo, lo dico con le dovute eccezioni, con maggiore fatica e in età più avanzata rispetto alle donne. Questo gap probabilmente è alla base di molte difficoltà nelle relazioni che a loro volta danno origine a quella sfiducia che è figlia di esperienze negative. Ma questa è soltanto la mia personale lettura, che non ha pretese ulteriori se non quelle di fare qualche considerazione ragionata su ciò che spesso accade».
Come i nuovi strumenti comunicativi influenzano il dialogo tra i sessi?
«È un argomento delicato, perché se da un lato i nuovi strumenti ci danno modo di raggiungere facilmente chi in passato sarebbe stato improbabile raggiungere, dall'altro attraverso la comunicazione telematica si corre il rischio di dare un'impressione di noi che non corrisponde a ciò che siamo veramente, così come di interpretare male la tecnologia (esagerando un po’ si potrebbe dire che ha ucciso più coppie un like sui social che la peste nel medioevo). Fuor di metafora credo che la linea guida più sana da seguire sia sempre quella di utilizzare gli strumenti a disposizione a nostro favore senza farci “usare”. Perché la vita vera è dal vivo». —
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