Gazzetta di Reggio

Oggi la replica al Valli 

Ganassi e Remigio superbe in “Cavalleria” e “Pagliacci”

Giulia Bassi

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Non è facile con “Cavalleria Rusticana” non cedere alla tentazione di creare scorci oleografici per rappresentare la Sicilia, se non inventarsi immagini generiche eppure Emma Dante, nello spettacolo andato in scena al Valli, ne racconta come meglio non si può l’anima profonda. Lo ha fatto vivificando alcuni oggetti simbolo come accade in certi suoi spettacoli di prosa che colpiscono nel segno. Similmente, della “Cavalleria” ne ha fatto un capolavoro dominato da luci scure in uno spazio fagocitato da una religiosità ossessiva, in cui i personaggi finiscono per sovrapporsi agli attori della rappresentazione della Passione pasquale. In palcoscenico ci sono due pareti di muro con ringhiera componibili e mimi /danzatori superbi nella loro gestualità nervosa che riempiono la scena imitando anche i cavalli del carrettino siciliano, unico elemento un po’ colorato. Soluzioni essenziali quanto pregnanti, fanno da perfetta cornice alle azioni dei protagonisti tra i quali emerge, la Santuzza di Sonia Ganassi con la caratura di un’attrice superba: è lei gelosa di Turiddu (e del suo rapporto con Lola) a muovere l'azione che porterà alla morte dell'amato. Il personaggio costruito da Sonia occupa ogni nota e ogni pausa; la pregnanza del suo dramma invade anche gli altri che sembrano vivere di luce riflessa. Sonia l’ha introiettato quel personaggio, narrato e curato in ogni particolare quanto vivificato da un canto frastagliato, ricamato che non sempre viene raccolto, per quanto riguarda le mezze voci e le sfumature dal direttore d’orchestra Frédéric Chaslin, alla guida dei complessi del Teatro Comunale di Bologna – orchestra e coro (soprattutto quest’ultimo molto preparato).

In ogni caso ottimo il cast dal punto di vista vocale, con l’autorevole baritono Stefano Meo nel ruolo di Alfio, l’unico che troviamo come Tonio in “Pagliacci”: lo spettacolo firmato da Serena Sinigaglia la cui diversità invece di creare una sorta di cesura lo fa apparire del tutto complementare a “Cavalleria.” Questo claustrofobico, quello “en plein air” e altresì vivificato da luci colorate, con costumi e maschere stupende. Parimenti allo spettacolo precedente, i gesti sono essenziali senza “gigionate” e il senso del tragico viene esaltato da un clima di astrazione che conferisce alla commedia fasulla un carattere delirante dando maggior forza al senso di attesa del dramma. Anche qui accanto alla voce squillante, ben tornita del tenore Stefano La Colla che ha interpretato con particolare intensità il pezzo forte dell’opera “Vesti la giubba”, ci ha conquistati il personaggio femminile creato da Carmela Remigio. Possiamo dire che in un certo senso lei ha vinto la sfida nell’interpretare Nedda con una vocalità belcantistica: le restituisce una gioviale e fresca brillantezza, ne fa un personaggio diverso, magico per certi aspetti: per questo il brutale femminicidio ci fa ancora più orrore. Accoglienza trionfale (oggi alle 15.30 si replica) per i due spettacoli che Frédéric Chaslin ha dedicato a Nello Santi direttore d’orchestra scomparso giovedì scorso. —



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