Gazzetta di Reggio

Rosebud 

Un corso su Tarantino di Mauro Gervasini tra western e commedia

Linda Magnoni

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Oggi e domani al cinema Rosebud è in programma il corso “Quentin Tarantino: il cinema, la storia, il mondo”, tenuto da Mauro Gervasini. Due lezioni, oggi dalle 15 e domenica mattina dalle 9.30, per esplorare il cinema di uno dei registi più amati e criticati degli ultimi anni. Western, noir, bellico, thriller, blaxploitation, arti marziali, melodramma e commedia: la sua visione ha attraversato non solo il mito di Hollywood, ma addirittura il cinema d'autore moderno, ribaltando schemi, linguaggi e convenzioni. Il suo ultimo film, “C’era una volta a... Hollywood”, ha di recente ottenuto due Oscar: per il migliore attore non protagonista (Brad Pitt) e per la miglior scenografia. Al termine del corso verrà presentato anche il libro “Cuore e acciaio. Le arti marziali al cinema”, scritto da Gervasini. Ecco che cosa ci ha anticipato.

Di che cosa si parlerà?

«Faremo un'analisi dei nove l film di Tarantino, in ordine cronologico: da “Le iene” del 1992 all'ultimo, uscito l'anno scorso, “C'era una volta a... Hollywood”. Suddividendo la sua opera in due blocchi: da una parte i film degli anni Novanta, come “Le iene”, ma anche “Pulp Fiction” e “Jackie Brown”, dall'altra quelli del nuovo millennio, dove c'è un evidente cambio di passo».

Che cosa cambia?

«C'è una maturazione. Il Tarantino degli inizi è un grande cineasta istintivo, con una passione divorante. Poi, a partire da “Kill Bill”, che funge un po' da spartiacque, si passa a una consapevolezza visionaria: Tarantino ha capito che il cinema è materiale infiammabile, uno strumento potente con cui si può dire tanto, anche sulla cultura come sistema identitario. Penso a “Django Unchained” e “The Hateful Eight”, ad esempio».

E “C'era una volta a... Hollywood”?

«Non è così scollegato dagli altri suoi film, anzi. È una specie di emanazione di “Grindhouse - A prova di morte”: ci sono molti temi e personaggi simili. Ha avuto parecchio successo, anche grazie agli attori: Brad Pitt, Leonardo DiCaprio, Margot Robbie...».

E ora che cosa dobbiamo aspettarci da Tarantino?

«Stando a quanto dice si fermerà dopo il decimo film. Vuole sfilarsi dal set, vedremo. Tempo fa aveva detto che gli sarebbe piaciuto girare un horror: in effetti l'horror è un genere rimasto poco esplorato da parte sua».

Di che cosa parla “Cuore e acciaio. Le arti marziali al cinema”?

«In copertina c'è Lucy Liu, e non è un caso: è proprio “Kill Bill” il punto di contatto con Tarantino. Non è un manuale e nemmeno un dizionario, ma un percorso tra il cinema giapponese, quello di Hong Kong e quello occidentale, soprattutto statunitense. L'idea mi è venuta quando ho letto che cinque arti marziali sono state inserite nella lista Unesco dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità. Così ho deciso di attraversare film, generi e autori che ne hanno colto il valore culturale e antropologico».

Ad esempio?

«Oltre a “Kill Bill”, Akira Kurosawa e Hirokazu Kore'eda. Poi Bruce Lee e Jackie Chan, da cui non si può assolutamente prescindere». —





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