Sergio Negri ricorda Flavio Bucci «Dentro di lui c’era un po’ di Toni»
Gualtieri. «Ho un dubbio che mi assale. Che in tutti questi anni Bucci non sia mai uscito dal personaggio di Ligabue». È con questo interrogativo che il gallerista Sergio Negri, grande esperto d’arte e presidente del comitato scientifico della fondazione “Museo Antonio Ligabue”, commenta la scomparsa dell’attore Flavio Bucci, del quale divenne amico a metà degli anni Settanta quando a Gualtieri venne girato lo sceneggiato Rai diretto da Nocita, con sceneggiatura di Cesare Zavattini.
Sergio e il figlio Francesco, che gestiscono una rinomata galleria in centro a Guastalla, sono riconosciuti unanimemente come i maggiori conoscitori dell’arte di Ligabue, che lo stesso Sergio conobbe molto bene e ospitò concedendogli lo spazio per lavorare. «L’ultima volta che incontrai Bucci – spiega – è stata l’anno scorso, in occasione di una mostra su Ligabue organizzata da Emilbanca. In quell’occasione era accompagnato dal fratello, che lo accudiva, ma già allora si intuiva che avesse problemi di salute. Gli dicevo più volte di riguardarsi, ma si è rovinato con gli eccessi, per sua stessa ammissione. Peccato, perché era una persona molto sensibile e un ottimo attore». La conoscenza con Bucci maturò all’epoca delle riprese. «Fui io a suggerire a Zavattini – aggiunse – di approfondire la figura di Ligabue ma non credevo che mi avrebbe ascoltato davvero. Quando la Rai decise di iniziare a girare venni chiamato a collaborare sulle ricerche storiche, in quanto conoscevo molto bene Ligabue».
Per quattro mesi, prosegue, «restai sempre sul set e nei primi tempi indicai a Bucci come Toni si muoveva e si comportava (lo stesso ha fatto nei mesi scorsi con Elio Germano, che trascorse una giornata a casa sua, ndr). Ricordo che una sera venne proiettato in teatro un filmato in cui compariva Ligabue, e al termine Bucci quasi se ne andò, demoralizzato perché riteneva di non essere in grado di entrare nel personaggio. Invece ci riuscì benissimo: la scena nella quale spiava le lavandaie al Po è eccezionale, le sue espressioni erano talmente simili a quelle di Toni che lo abbracciai e mi congratulai con lui. Lo stesso fece il paese: al termine di una scena girata in piazza, i presenti scoppiarono in un fragoroso applauso perché avevano visto lo stesso Ligabue che erano abituati a vedere nella realtà sino a pochi anni prima».
Inevitabilmente, viene da chiedere se Bucci e Ligabue si somigliassero. «Direi proprio di sì – conclude Negri – perché il loro carattere era abbastanza simile. In particolare dal punto di vista della sensibilità. Io non sono un esperto di cinema ma nel vedere tutti i film nei quali ha recitato Bucci, ho sempre rivisto in lui un po’ di Ligabue. Ho la sensazione che gli abiti di Toni gli siano rimasti sempre cuciti addosso». —
A. V.
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