Gazzetta di Reggio

«Dopo la prima volta nel 2004 in Venezuela con Abbado e Abreu la mia vita è cambiata»

Giulia Bassi
«Dopo la prima volta nel 2004 in Venezuela con Abbado e Abreu la mia vita è cambiata»

Elisa Sologni da allora lavora per El Sistema delle Orchestre «Due geni e lo stesso disegno: creare ponti con la musica» 

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«Allora, nel marzo del 2004 mentre lavoravo in teatro come segretaria del presidente Elio Canova, conobbi Claudio Abbado durante la produzione di “Così fan tutte”. Quando apprese che sapevo inglese, tedesco e spagnolo mi chiese se fossi andata con lui in Venezuela a lavorare per El Sistema delle Orchestre di Josè Antonio Abreu. Gli ho risposto subito di sì. Così a dicembre siamo partiti. Da allora la mia vita si è ribaltata»,

È meravigliosa Elisa Sologni nel raccontare della sua incredibile quanto speciale esperienza di quegli anni accanto a Claudio Abbado, Josè Antonio Abreu ,Gustavo Dudamel, Diego Matheuz, un lavoro che continua anche adesso per raccogliere fondi, promuovere e organizzare le tournée delle tre orchestre principali di El Sistema: la Bolivar, la Teresa Carreno e l’Orchestra Giovanile.

Elisa, qual era il suo lavoro a Caracas?

«Ero assistente di Claudio Abbado per le traduzioni, le cose pratiche, di segreteria. Mi ricordo che il primo anno è venuta la Mahler Chamber Orchestra e siamo andati anche a Cuba. Si celebravano i trent’anni di El Sistema e Abreu ha radunato giovani musicisti da tutta l’America Latina (250) che Abbado ha diretto in un megaconcerto. In quei giorni ci fece conoscere il Coro della Manos Blancas: è ancora molto viva in me l’emozione legata alla loro esibizione; anche Claudio piangeva».

Che cosa ha provato?

«Faccio fatica a descrivere la carica che trasmettevano tutti i giovani che suonavano con Abbado: per tutti loro il mito era diventato una fantastica realtà. Abbado era stato operato da poco, ma non si risparmiava. Come potevo non innamorarmi di quello che vedevo e sentivo? Ero così assorbita che non potevo pensare ad altro».

E Abreu?

«Avevo l’ufficio vicino al suo, così ho assistito a conferenze e simposi; lo incontravo quotidianamente, era una persona incredibile che aveva le parole giuste per tutti. Amava Abbado a prescindere… Era bello vederli parlare insieme di tanti argomenti: due geni che concepivano lo stesso disegno di creare ponti con la musica o di abbattere delle barriere. Abreu mi chiese di rimanere con loro. Così l’estate successiva sono tornata in Venezuela dove ho continuato ad approfondire l’amicizia con i musicisti e Gustavo Dudamel che mi hanno accompagnato a scoprire le scuole del Sistema (nuclei) fuori Caracas. Più approfondivo quel mondo, più capivo che volevo dedicarmi a loro e abbracciare quella filosofia con al centro la cultura e la bellezza. Possiedo una lettera di Abreu in cui mi definisce “hermana nella lucha”».

In seguito com’è andata?

«Attualmente sono assunta dalla Hilti Foundation che aiuta e sostiene El Sistema. Ho abitato tre anni a Caracas, ma dal 2008 non era più necessario, potevo lavorare anche dall’Italia. Comunque dal 2005 ho accompagnato tutte le tournée delle tre orchestre principali: praticamente ho girato tutto il mondo e tra i vari progetti, come Fondazione ci siamo impegnati a cambiare anche gli strumenti».

Oggi com’è la situazione?

«Le tournée sono diminuite, è tutto più difficile, ma vogliamo cercare di chiamare continuamente musicisti importanti a Caracas come direttori, docenti, per continuare a tenere alti il livello e la qualità della musica. L’eccellenza è uno dei pilastri del Sistema: se così un fosse, non funzionerebbe il progetto sociale. In tale ottica rientra anche il lavoro fatto recentemente da Luca Franzetti. Funziona come una sorta di conservatorio itinerante con direttori d’orchestra, maestri di coro, anche liutai. Tutti quelli che vengono chiedono di tornare perché a loro appare come una sorta di struttura paradisiaca in cui giovani bravissimi e interessati non vedono loro di confrontarsi con nuovi musicisti».

Oltre al lavoro per El Sistema del Venezuela lei è cofondatrice di un progetto simile in Grecia…

«Grazie al lavoro mio e a quello di un collega venezuelano, è nato El Sistema Greece, progetto musicale di inclusione sociale, esistente dal 2017, che viene realizzato in Grecia all’interno di due campi profughi: quello di Skaramagkas e di Elaionas, oltre alla Ong Apostoli a Moschato e alla scuola Malliaras di Alimos. —





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