I Portfolio con “Stefi Wonder” tornano dopo una lunga pausa
L’album del gruppo di Castelnovo Monti sta ottenendo un buon successo anche grazie a pezzi davvero lontani dalle sperimentazioni del passato
CASTELNOVO MONTI. Funk, di rock, di ritmo e di forza. È appena stato presentato dal vivo il “Stefi Wonder”, ultimo disco dei reggiani Portfolio che a metà mese si sono esibiti prima al Binario49 di via Turri a Reggio Emilia e poi a Castelnovo Monti, loro paese di origine, nel Caffè del Teatro Bismantova. Una doppia data che ha fatto il pieno di spettatori e che rilancia un album sinora ben accolto, grazie all’impatto dell’omonimo singolo e soprattutto del relativo videoclip curato da Sara Fabbiani, artista visuale castelnovese.
Per molti versi si tratta di un lavoro di rottura rispetto al passato, giunto dopo un silenzio piuttosto lungo. Dopo quasi sei anni di pausa i Portfolio sono tornati in pista e si rimetto su piazza con il terzo disco “in lungo”, dopo aver pubblicato anche in formato breve nei quasi vent’anni di carriera: le origini, all’insegna di un indie rock distorto e chitarristico, risalgono ormai all’inizio del millennio.
Le novità sono tante, a partire dall’approccio sonoro: dalle sonorità indie, con distorsioni e richiami “post-rock” del passato, si è approdati a canzoni pop decisamente più immediate, per la prima volta cantate in italiano e caratterizzate da ritmi battenti, dai richiami funk. Un altro mondo, rispetto agli esordi; ma anche l’album precedente, “A due”, sembra ben più lontano di quello che dicono i sei anni di distanza anagrafica. All’epoca si navigava ancora in pieno mare indie, con ospiti locali e nazionali attivi fra rock e dintorni (come i Giardini di Mirò), ed era difficile immaginare le potenti sincopi e i poderosi ritmi “black” dell’oggi.
Da qui anche l’attesa per la nuova versione live dei Portfolio, chiamati a reinventarsi anche sul palco. «Niente noia, niente toni pastello, niente sfighe alternative, niente skip… strafottente, arrogante, pretenzioso ed antipatico come i personaggi che lo popolano», lo definiscono gli stessi componenti della band parlando del disco inciso nei mesi scorsi allo Studio Bagnoli di Castelnovo Monti.
Pure l’organico è mutato, e non poco. Assieme agli storici Tiziano Bianchi, trombettista jazz qui impegnato anche come polistrumentista (tromba e tastiere), Bojan Fazlagic (chitarre ed elettronica) ed Emiliano Marconi (chitarre) ci sono il batterista Marco Frattini ed il cantante Giacomo Parmeggiani. Claudia Domenichini, una delle voci principali nel disco del 2013, torna nella seconda traccia, “Io e Stan”.
Insieme hanno assemblato questa nuova raccolta di pezzi davvero distanti dalle sperimentazioni del passato, da lavori segnati da distorsioni elettriche, quartetti d’archi e richiami jazz figli dell’esperienza di Bianchi, principale compositore della band, a breve impegnato anche nel tour di Vasco come trombettista, nella sezione fiati che il cantante modenese ha scelto per ri-arrangiare molti brani. —
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