La fortuna del metodo Montessori dall’intuito di Alice Franchetti
La baronessa, moglie di Leopoldo, contribuì alla nascita delle Case dei Bambini in tutto il mondo
Da sempre l’avventura, la storia eccezionale, quella con la A maiuscola riguarda la famiglia Franchetti dove emergono Raimondo e Alberto. Ma non solo gli uomini. Un posto d’onore spetta senz’altro ad Alice Hallgarten, un’intellettuale americana che sposò Leopoldo Franchetti (appartenente alla parte livornese della famiglia il cui ramo reggiano vede in Alberto e Raimondo i principali esponenti) residente a Città di Castello.
IL PERSONAGGIO
Siamo ai primi del ’900 quando Alice creò delle scuole per i bambini, fondò la Tela Umbra, un laboratorio tessile con al suo interno un asilo nido aziendale dove l'educazione dei bambini avveniva secondo il metodo Montessori; anzi della celebre pedagogista lei stessa fu collaboratrice e mentore. Attorno a lei si è costituito in questi anni un gruppo di studio nell’Università di Modena e Reggio, trovando interesse in Nadia Caraffi (Ewmd Chapter Reggio-Modena) e nella famiglia Terrachini - Sidoli che acquistò la parte centrale del Cavazzone dagli eredi Franchetti. Maria Carla, sempre attenta a valorizzare la loro storia, ci dice tra l’altro che fu Gino Badini, storico direttore dell’Archivio di Stato, a parlargliene per primo. Non da ultimo va menzionata la bella tesi di Alice Mencarelli dove la nostra protagonista viene presentata come anello di congiunzione che la lega ad altre figure femminili illuminate come Luisa Spagnoli.
IL MATRIMONIO
Nata nel 1874 negli Stati Uniti da un’agiata famiglia dell’alta borghesia tedesca di origini ebraiche, da sempre impegnata in attività assistenziali, Alice Hallgarten incontra il barone Leopoldo Franchetti, deputato del Regno d’Italia impegnato nel miglioramento della vita dei contadini, durante uno dei suoi viaggi a scopo umanitario a Roma. Ad avvicinarli e a farli innamorare, nonostante lei avesse trent’anni di meno, l’interesse di costruire una “società più degna”. Si sposano nel 1900. Insieme portano avanti un innovativo progetto che ha lo scopo principale di diffondere cultura ed educazione per l’emancipazione delle classi povere, destinato prevalentemente a donne e bambini. Così nelle scuole rurali “Franchetti” nella loro tenuta “Villa Montesca” a Città di Castello, la baronessa, ispirata da nuovi ideali pedagogici europei, pratica nelle sue scuole innovativi metodi didattici in cui, i giardini e l’osservazione della natura erano strettamente collegati alla vita scolastica, seppur associati ancora ad un ascolto passivo delle lezioni, privilegiando la scuola all’aperto e quindi l’esplorazione. Nel laboratorio di tela umbra, fondamentale sia per la conservazione dell’antica arte della tessitura sia per l’innovativa impronta imprenditoriale femminile, vennero impiegate 50 operaie prevalentemente ragazze madri che ebbero l’opportunità di avere a disposizione asili per i loro figli, consultori, scuole di economia domestica, di falegnameria per i giovani. È nella casa della scrittrice Sibilla Aleramo, impegnata ad istituire scuole serali per contadini e contadine che incontra Maria Montessori. Per essere precisi è lei che l’ha scoperta, sostenuta, finanziata.
L’INCONTRO
«Ero rimasta nell’oscurità, senza aiuto – scrive la stessa Montessori – nessuno aveva compreso lo sforzo, a volte tragico, per sollevarmi, per sorreggermi, in questo lavoro umano, arduo come tutti quelli che nel mondo non hanno ancora il loro posto... Molti visitavano la Casa dei Bambini per ritemprarsi in quel bagno spirituale: solo la baronessa Franchetti ha compreso che quell’acqua avrebbe rinvigorito l’umanità». Intuendo la grandezza del nuovo metodo, la baronessa invitò il marito Leopoldo a visitare la Casa dei bambini in via dei Marsi. Franchetti capì che l’esperimento di San Lorenzo aveva bisogno di essere divulgato e consigliò la Montessori di riportare in un libro le esperienze fatte. Il sostegno dei coniugi Franchetti e soprattutto di Alice da allora divenne decisivo. Maria Montessori fu invitata nella loro villa Wolkonsky a Roma: è il 1909 e il “Metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle case dei bambini”, scritto in venti giorni, è pronto per essere diffuso. I baroni finanziano la stesura e la pubblicazione del manuale; le prime due e la quarta edizione saranno dedicate ad Alice che, fiduciosa della validità del metodo, scrisse un articolo pubblicato sul “London Journal of education” che portò alla diffusione del pensiero montessoriano in America. Alice continuava a promuovere l’intuizione montessoriana presentando a Maria importanti personalità tra cui la regina Margherita contribuendo alla conoscenza di ciò che avveniva nelle Case dei Bambini nel mondo. Intanto il metodo viene applicato nelle elementari Franchetti della tenuta Montesca dove prese avvio il primo corso di formazione destinato a maestre e direttrici. Nel 1912, anche grazie ad Alice, il “Metodo” viene tradotto in tutto il mondo determinando la nascita di molte Case dei Bambini e dando avvio a un successo che ancora oggi dà i suoi frutti. —
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