Gazzetta di Reggio

l’intervista 

«Elio Germano è una persona squisita Ha allontanato i miei timori, e sapeva ridere»

Andrea Vaccari
«Elio Germano è una persona squisita Ha allontanato i miei timori, e sapeva ridere»

La luzzarese Francesca Manfredini ha interpretato il ruolo dell’ostessa Cesarina, Ligabue le chiedeva sempre un “bès”

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REGGIO EMILIA. Ha interpretato uno dei personaggi più importanti della vita di Ligabue, con la fortuna di recitare a fianco di Elio Germano e di condividere con il vincitore dell’Orso d’argento diversi momenti sul set.

Pur comparendo per pochi attimi in “Volevo nascondermi”, la luzzarese Francesca Manfredini ha recitato un ruolo chiave, quello dell’ostessa Cesarina, che alla locanda della Croce Bianca di Guastalla divenne l’amore del “Toni”. A lungo, Ligabue – tra una richiesta di matrimonio e l’altra – le ha chiesto il tanto agognato “bès”, senza mai ottenerlo.

Quella di Francesca è la storia di tanti attori dilettanti della Bassa che per la prima volta si sono cimentati nel cinema e si sono trovati a far parte di un film che entra di diritto nella storia del nostro cinema.

Francesca, come ha reagito alla notizia del conferimento dell’Orso d’argento a Germano?

«Sono molto felice, è un bellissimo riconoscimento sia per chi ha lavorato al film sia per i nostri territori, grandi protagonisti della pellicola. Siamo tornati da Berlino (dove ha partecipato alla prima del film insieme alle delegazioni dei Comuni di Gualtieri e Guastalla e altri attori non professionisti, ndr) con sensazioni positive. La reazione del pubblico è stata tale da farci pensare che un premio sarebbe arrivato. E per fortuna è stato così, ci sarei rimasta male se fosse avvenuto il contrario».

Ha avuto modo di conoscere l’attore?

«Ho potuto condividere con lui alcune scene e diversi momenti durante le fasi di trucco. Germano è una persona squisita, che ha saputo subito mettermi a mio agio e allontanare i timori che avevo. Io avevo infatti una gran paura di sbagliare, ma lui sapeva farmi coraggio, dicendomi che io potevo commettere degli errori, l’importante era che non lo facesse lui, che è un professionista. Fuori dal film ha dimostrato di saper ridere e scherzare, quando c’è stata occasione abbiamo parlato di cose normali, al di fuori del lavoro».

Come è nata l’idea di partecipare ai casting?

«Avevo letto dei provini proprio sulla Gazzetta di Reggio e un giorno, finito di lavorare, mi sono presentata a Palazzo Ducale a Guastalla. Avevo davanti una fila lunghissima, e così decisi di tornare più tardi, ma al mio ritorno la prassi era stata velocizzata e il mio turno era già passato da un po’. Mi hanno provinato ugualmente, facendomi un paio di foto, e al termine ho lasciato il mio numero. Un mese e mezzo dopo mi hanno ricontattato per dirmi di tornare e di imparare una breve parte».

Quella di Cesarina è una figura importante per Ligabue. La conosceva?

«Conoscevo un po’ la storia di Ligabue e sapevo che c’era questa donna da cui era preso. Mi hanno consigliato di guardare lo sceneggiato di Flavio Bucci (dove Cesarina era interpretata da Andrèa Ferrèol, ndr), ma ho preferito evitare per non farmi condizionare».

Quali sensazioni ha vissuto a Berlino?

«Per chi non è abituato è singolare vedersi sul grande schermo. Speriamo che il film possa essere presto proiettato perché merita davvero di essere visto». —


 

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