Gazzetta di Reggio

IL LiBRO 

Sandro Campani ritorna a casa con i suoi “I passi nel Bosco”

Adriano Arati
Sandro Campani ritorna a casa con i suoi “I passi nel Bosco”

Lo scrittore, ma anche cantante e chitarrista, non si è mai allontanato dalle origini Nel romanzo che esce oggi per Einaudi invita a riscoprire i giorni della legna  

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REGGIO EMILIA. Di nuovo nel bosco, di nuovo in Appennino, fra radici, misteri e pensieri di futuro. Non scappa dalla sua casa Sandro, non fugge da una montagna sempre più abbandonata dall’uomo e riconquistata dalla natura. Oggi esce per Einaudi “I passi nel bosco”, il nuovo libro di Campani a tre anni dal grande e meritato successo ottenuto con “Il giro del miele”. Si parlava di tradizioni e di Appennino allora, e ne parla anche oggi, a partire dal titolo. D’altronde, è difficile sfuggire davvero del tutto al luogo in cui si è formati, soprattutto se si parla dell’Appennino, capace di costruire legami impossibili da dissolvere. Mai del tutto, quantomeno.

E questo è decisamente il caso di Campani, nato in Val Dragone vicino a Montefiorino, nel versante appenninico modenese, ora residente nella prima montagna reggiana. Scrittore, cantante, chitarrista attivo da due decenni abbondanti, nel suo cammino ha sempre tenuto ben strette le sue origini. Se ne “Il giro del miele” si parlava appunto di miele, nel nuovo lavoro si va alla base di quel mondo, il bosco, sempre presente. Il libro parte proprio dai giorni della legna, quelli in cui tagliare alberi per ripulire le zone, ridar loro vita e fare scorta di tronchi e ciocchi per l’inverno e per il commercio. Tutte le famiglie del piccolo paese appenninico sono coinvolte, direttamente o meno. Chi lavora, chi curiosa, chi viene a trovare qualcuno sapendo che in quel momento tutti saranno presenti. Una intera comunità si ritrova e si confronta, volente o nolente, con la propria storia collettiva e individuale.

Tutti devono percorrere “I passi nel bosco”, affrontare ricordi, scoprire segreti e magagne di persone che conoscono da sempre, condanna e benedizione delle località rurali: un peso che si accetta o che si rifugge, scappando. E proprio un abitante che si è allontanato, Luchino, farà da collettore di tutti questi pensieri. Luchino era quello “strano”, quello che non accettava le abitudini e le regole, è sparito, poi è tornato, ora in tanti lo cercano per fare i conti con il proprio passato. «C’è stato un periodo in cui Luchino da fuggiasco si era messo a inviare delle mail con i resoconti dei suoi lavori occasionali. Guardiano di porci in Portogallo. Raccoglitore di piante officinali. Falconiere. Attività che gli dessero il minimo occorrente per campare. Spesso soltanto vitto e alloggio in qualità di ospite lavoratore. Niente soldi. Gli amici che ricevevano le mail dovevano capire che la cosa interessante era il racconto. Il lavoro in sé era un pretesto, non contava», racconta uno dei tanti narratori a cui Campani si affida per costruire il disegno. Un personaggio cruciale, che Campani coltiva da tempo.

Luchino fa la sua comparsa nel 2018 in “Quattro”, l’ultimo disco degli Ismael, la band di cui Campani è cantante e autore dei testi. Un album di canzoni in italiano dedicate alla montagna, ai suoi abitanti, alle sue storie, aperto proprio da “E dove andrai, Luchino”, narrazione del ritorno a casa del protagonista e del trambusto che la sua presenza genera nel paesino natale.

Dai quattro minuti della canzone si è arrivati a “I passi nel bosco”, da un singolo ritratto si passa ad un affresco collettivo in cui domina lo sfondo, il bosco, con i suoi ritmi e le sue cadenze che per centinaia di anni hanno governato la vita dei montanari, e che anche oggi – nel tempo della tecnica e del virtuale – continuano ad essere presenza ingombrante e decisiva. Dalla musica alla scrittura, quello che non cambia è l’approccio di Campani, titolare di una scrittura precisa, scarna, che evita i ricami e i merletti per andare sempre dritta al sodo, soprattutto quando deve dar voce ai protagonisti, ai loro pensieri, lineari o contorti che siano. Passi profondi, incisivi, decisamente piacevoli da seguire. —




 

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