Gazzetta di Reggio

Il futuro di fronte alle sfide del nostro tempo La proposta di vita del vescovo Camisasca

Giovanni Guidotti
Il futuro di fronte alle sfide del nostro tempo La proposta di vita del vescovo Camisasca

L’ultima opera del vescovo di Reggio parla di famiglia, donna, educazione, lavoro, malattia, politica, immigrazione

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REGGIO EMILIA. “Abita la terra e vivi con fede” è un breve versetto del salmo 37 della Bibbia che il vescovo di Reggio, monsignor Massimo Camisasca, ha scelto come titolo del suo ultimo libro dedicato a un argomento vasto e complesso così riassumibile: “Costruire il futuro attraverso le sfide del nostro tempo”.

Nell’attualità d’una crisi economica, spirituale e ambientale di dimensioni planetarie, questo tema diviene ancor più difficile da affrontare, ma come scrive nella prefazione Stefano Zamagni, «con rara maestria, Massimo Camisasca è riuscito a trattare una pluralità di prospettive di studio con un’armonica combinazione di livelli di ricerca, da quello teologico a quello politico-filosofico, a quello storico».

I dieci capitoli del volume, ognuno dei quali ha la forma di un saggio breve, sono incentrati su questioni importanti quali famiglia, educazione, malattia, lavoro, immigrazione, politica ed ecologia, presentano una scrittura lineare, accattivante, e pur mantenendo un carattere divulgativo contengono approfondite considerazioni e numerose citazioni tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento, dai testi del Concilio Vaticano II, da encicliche e omelie di papi quali Pio IX, Leone XIII, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, da opere di filosofi e teologi, da Sant’Agostino a Rosmini, e di molti intellettuali, tra cui Arendt, Bernanos, Debray e Bauman.

Fede e speranza sono concetti ricorrenti nel testo e divengono elementi fondamentali di un progetto di vita cristiana che, riscoprendo il bisogno di Dio nel mondo, dalle radici della storia risale verso il presente e guarda con fiducia al futuro, a partire dalla famiglia, dove “si imparano e si vivono le dimensioni fondamentali della vita”, dal ruolo della donna negli ambiti del nucleo familiare, del lavoro, della maternità e in rapporto all’uomo, col quale condivide una dimensione di umanità dove uguaglianze e differenze s’intrecciano e completano a vicenda. «Alla donna – spiega Camisasca – è affidato il portare a compimento responsabilmente il mondo e la Storia», e il suo “genio” trova la massima espressione nella figura di Maria, iniziatrice della nascita continua di Cristo sulla terra.

Un ruolo importante viene attribuito all’educazione, come necessità di adeguare i progressi di tipo tecnologico ed economico alla crescita morale e spirituale, e pure alla politica, con un invito a riflettere, partendo dalla dottrina sociale della Chiesa e dal rapporto fra messaggio evangelico, credenti e impegno nella vita pubblica, sulle possibili proposte per un diverso modello di welfare, di economia e, in ultima analisi, di civiltà fondato su un nuovo slancio umanistico.

In merito a molte questioni scottanti, il libro giunge a parlare non solo ai credenti, ad esempio nell’ambito della politica, evidenziando l’esigenza di una nuova classe dirigente «formata da persone in grado di uscire da un disegno legato al proprio interesse particolare, capaci di entrare in una visione più ampia della costruzione del futuro», oppure sul fenomeno dell’immigrazione, da affrontare non con atteggiamento di rifiuto, bensì mediante un riconoscimento reciproco che preveda, da un lato, la promozione di una cultura dell’incontro, del dialogo e dell’accoglienza, dall’altro la richiesta ai nuovi arrivati di «imparare la nostra lingua, di conoscere le linee essenziali della nostra storia e di rispettare la nostra cultura», allo scopo di porre le premesse per una vera integrazione. Ed è pure difficile non condividere le parole di papa Francesco, fatte proprie da Camisasca, riguardo all’ecologia: “Se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapaci di porre un limite ai suoi interessi immediati”. I disastri ambientali di questo millennio mostrano infatti che non potrà esistere “una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo”. —


 

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