L’Usignolo, dalla trascrizione all’incisione del “Trovatore”
Mirco Ghirardini presenta l’ultima entusiasmante avventura: «Un Cd che dedichiamo a Mario Vighi»
REGGIO EMILIA. Resiste nel tempo anzi si fortifica, l’Usignolo perché i musicisti che lo compongono sono di razza come il direttore e fondatore: l’eclettico clarinettista Mirco Ghirardini, dalla personalità brillante, quanto caustica, in ogni caso un musicista inarrivabile capace di passare, dalla classica al jazz, alla contemporanea. A sentirlo parlare oltre ad un infinita modestia si avverte la presenza di una natura artistica davvero profonda.
Il gruppo
Ghirardini oramai diversi anni fa insieme a Francesco Gualerzi musicista del genere “leggero” (nel senso nobile del termine), popolare dall’incredibile istinto, ha creato questo gruppo ispirato – ci dice Ghirardini – agli antichi “concerti a fiato” che nella seconda metà dell’800 sono nati nella provincia di Parma, Reggio e Piacenza.
Il repertorio cresce
Ma in questi anni al repertorio delle antiche orchestre da ballo in voga nell’Ottocento che L’Usignolo intendeva recuperare, si sono aggiunte musiche più sperimentali contaminazioni fantasiose. Da qui l’idea di trascrivere per il gruppo di fiati l’intera trilogia verdiana (“Il Trovatore”, “Rigoletto” e “La Traviata”).
Proprio la prima non solo è stata ultimata (ci sono già state esecuzioni in diverse città compresa Reggio Emilia nell’ambito del festival Aperto) ma è pronto il disco che dovrebbe essere presentato in aprile all’Altro Teatro di Cadelbosco Sopra.
La rilettura
«Il nostro modello si basava sulla musica eseguita dalla famiglia Cantoni fino agli anni ’50: era la classica orchestrina da ballo composta da un gruppo di fiati (legni e ottoni) più un contrabbasso. L’Usignolo ne ha realizzato una versione ridotta come un “piccolo concerto a fiato”, infatti siamo in nove: due clarinetti piccoli (io e Andrea Medici), una tromba (Fabio Codeluppi) e il bombardino (Valentino Spaggiari) e questi sono i solisti; mentre per l’accompagnamento ci sono due corni (Dimer Maccaferri e Benedetto Dall’aglio), due genis (Marco Catelli e Cristina Zambelli); infine la tuba (Gianluigi Gialla Paganelli) che suona il basso.
Gualerzi intendeva riproporre un gruppo di fiati che a fine ‘800 da Barco rivaleggiavano con i Cantoni. Per la scelta del repertorio ha contato la presenza di Fabio Codeluppi che è solista alla tromba, egli è davvero insuperabile a trascrivere… così in questi anni abbiamo lavorato ai convegni dedicati a Learco Pignagnoli collaborando con gli scrittori che vi partecipavano (Paolo Nori, Daniele Benati, Ermanno Cavazzoni, Ugo Cornia), abbiamo realizzato uno spettacolo con Vito, aderito a un progetto con Mara Redighieri, creato la musica per le sfilate di Prada a Milano interpretando musiche da cabaret con l’attrice Barbara Sukova... Miuccia per l’occasione ci ha anche regalato dei vestiti e delle scarpe!».
A proposito del “Trovatore”, si tratta di un progetto pensato già nel 2013 si collega al fatto che sicuramente la musica dei Cantoni era influenzata dalla musica di Verdi.
Il melodramma
«Si capisce – prosegue Ghirardini – che le melodie dei Concerti a fiato arrivino dal melodramma… così Codeluppi ha pensato di riunire ancora di più la nostra musica a Verdi effettuando la trascrizione del “Trovatore” e adesso ne è stato fatto un cd che dedichiamo a Mario Vighi, grande fan dell’Usignolo e sostenitore del progetto. Intanto lo presentiamo in concerto: dopo Cadelbosco Sopra sono invitati nella prestigiosa stagione della Scuola Normale di Pisa. Lo eseguiremo tutto, completo delle letture che raccontano la trama contorta ed assurda di quest’opera che tuttavia è bellissima dalla prima all’ultima nota e si presta per una trascrizione come la nostra. Tra le varie particolarità relative alla nostra versione: cantiamo il coro degli zingari, come si farebbe altrimenti? Mentre suoniamo ci divertiamo nella consapevolezza di essere riusciti ad esaltare tutta la forza di questa musica che viene fuori in maniera godibile, pur impegnandoci tecnicamente». —
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