Gazzetta di Reggio

Ritratto di un artista 

Pompili: «Le mie case sono in realtà palafitte»

Giulia Bassi
Pompili: «Le mie case sono in realtà palafitte»

L’artista presenta “Dall’età del ferro” nata dal recupero dei materiali rovinati dall’incendio dell’essiccatoio di Langhirano


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MONTECCHIO. Da tempo tra i soggetti preferiti dallo scultore Graziano Pompili vi è la casa con tutti i rimandi compreso il legame con la sua infanzia. «Nato a Fiume, sono figlio di un profugo che ha vissuto al confino, mentre mia madre era suddita austroungarica; per me la casa è stata un sogno fino a quando con i proventi di una sola commessa – ho realizzato un immenso bassorilievo allo zoo Park di Bengasi – a 40 anni ho potuto comprarmela».

Con la sua consueta schiettezza, lo scultore introduce alcuni lavori fatti recentemente come il graziosissimo “Borgo”, un gruppo di case dal sapore antico che si trova lungo un sentiero tra Torrechiara e Langhirano. «La storia di quest’opera si collega all’estate del 2016 quando a Langhirano prese fuoco l’essiccatoio del prosciuttificio Galloni – racconta Pompili –. Nel ricostruirlo, i proprietari, i fratelli Carlo e Mirella consigliati dall’artista Alberto Vettori, hanno deciso di recupere i resti in lamiera rovinati dall’incendio commissionando opere d’arte. Insieme ad altri artisti Danilo Cassano, Aurora Fabri, Candida Ferrari, Luca Paini e lo stesso Vettori – racconta Pompili – abbiamo creato per loro una serie di opere che traggono ispirazione dagli elementi contorti e plasmati dal terribile fuoco che ha messo fuori l’essicatoio». Per l’occasione Pompili ha creato “Dall’età del ferro”: una casa in ferro alta 5,6 metri la cui forza nasce dal contrasto di due colori, il nero dei pali e il rosso acceso della struttura che ha in sé la potenza di una vita che si riprende e si riafferma. «Vedendo il lavoro realizzato, i Fratelli Galloni si sono entusiasmati tanto da coinvolgerci in un altro progetto riguardante un pezzo di paesaggio della zona. Ai piedi del castello di Torrechiara passa un ruscello che scende da Langhirano e questo è costeggiato da un sentiero molto carino che con la collaborazione di altri industriali dalla zona hanno deciso di farne una sorta sentiero d’arte. Ancora noi stiamo creando dei lavori che verranno collocati lungo il percorso a distanza di metri. È nata quindi la scultura “Il Borgo” raffigurante un gruppo di case che richiamano quelle addossate al castello di Torrechiara: sono edifici la cui conformazione ricorda proprio un antico paese. Mentre la parte bassa è nera, al gruppo di case ho dato il colore azzurro, il colore del cielo che c’era quel giorno quando sono andato da quelle parti per studiare come potevo fare. La scultura è già collocata sul sentiero insieme alle opere degli altri scultori, e tutte dovevano essere inaugurate il 21 marzo ma chiaramente la cerimonia per adesso non si fa».

A proposito del tema della casa, Pompili fa un’altra riflessione con la quale spiega i tratti che uniscono la scultura del sentiero con quella del prosciuttificio.

«Queste strutture sono case ma se vogliamo essere precisi, notiamo che alla base presentano dei pali: in questo senso sono piuttosto delle palafitte che sono tanto presenti nella storia antica del nostro territorio (penso alle terramare); così le mie case diventano un’indicazione poetica, segni primari e concreti della presenza dell’uomo, e segni della mia passione per l’archeologia. Io da sempre visito i siti: ricordo a questo proposito, anni fa, di un sito sotto la Pietra di Bismantova che mi è rimasto nel cuore, tanto che nel mio immaginario la Pietra stessa si è trasformata in una grande casa che ho riprodotto in molte opere per diventare anche una palafitta, diventando un segno fondamentale del mio paesaggio poetico». —

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