Gazzetta di Reggio

Da cooperatore a poeta 

«Tra crisi e speranze ritornano fuori i grandi interrogativi sul nostro cammino»

Giulia Bassi
«Tra crisi e speranze ritornano fuori i grandi interrogativi sul nostro cammino»

Ildo Cigarini sta lavorando alla raccolta “Midollo della vita” «La cultura ci consente di reggere l’urto di questi giorni bui» 

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Giulia Bassi

REGGIO EMILIA

In questa inedita situazione di isolamento, di mutamento del quotidiano modo di vivere e di doloroso pensiero alla malattia e alla morte, la cultura può diventare lo strumento per capire come stiamo reagendo oltre a fornirci svariati motivi di riflessione. I temi che ci regala li possiamo desumere da scrittori e artisti del passato che troveremo oltremodo moderni ma anche da autori di oggi che nell’approfondire la condizione umana, le emozioni, i sentimenti in rapporto alle grandi domande sul senso della vita, ci regalano indirettamente spunti decisamente attuali. Una riflessione in questo senso la offre l’ex presidente di Legacoop, Ildo Cigarini, che prossimamente darà alle stampe la sua ultima raccolta di poesie dal titolo “Midollo della vita”.

«Possiamo risalire anche al poeta Ovidio e alle sue straordinarie “Tristia”, le elegie scritte negli anni del suo drammatico esilio in Romania: in parallelo con quanto stiamo provando in questi giorni – commenta Cigarini – troviamo un’incredibile quadro dominato da sentimenti tristemente spezzati. E ancora se pensiamo al Leopardi che vive a Napoli ai tempi della diffusione del colera (1836) e alle sue riflessioni racchiuse nel “Tramonto della luna” o nella “Ginestra” o ancora ad Albert Camus nella “Peste”, a Josè Saramago di “Cecità”. Mentre adesso camminiamo con particolare difficoltà ci chiediamo qual è l’essenziale che ci resta».

In questo senso ci introduce alla raccolta “Midollo della vita” che ha iniziato a scrivere due anni fa. «In un tempo dove tutto è fragile: ogni gesto, ogni sentimento sembra durare l’attimo di un presente per poi inabissarsi senza memoria, lasciandoci svuotati di senso e di speranza, ecco che la parola alta della poesia può riaccendere una luce e indicare l’essenza del nostro cammino nella vita. Così tra crisi e speranze ritornano inevitabilmente fuori i grandi interrogativi sulle cose che danno un significato alla nostra vita e diviene naturale fare delle riflessioni su noi stessi. Questo accadrà quando ne usciremo, perché saremo cambiati».

lldo Cigarini dunque torna ad approfondire il suo pensiero poetico dopo aver superato quota 12 con le sue raccolte ed essersi aggiudicato importanti premi come il “Salvatore Quasimodo” del 2018. Sua caratteristica è la nettezza della scrittura, un che di coraggioso che mostra la plasticità dei suoi versi nitidi come immagini che non danno adito a equivoci. Diventa quasi naturale tracciare i collegamenti con alcuni suoi contenuti e le atmosfere d’inquietudine e spaesamento che si percepiscono in questi tempi.

Continuando a creare legami con l’attualità, la sua poesia e le altre arti, egli stesso chiama in causa la profeticità delle piazze vuote nei quadri di De Chirico, o delle creazioni di Hopper con le sue solitudini, gli orizzonti vuoti, la luce astratta quasi bianca in cui uomini e donne sembrano persi. «Il fatto è che la cultura è profetica perché protegge la vita, mirando a qualcosa che valga di più di una presenza indifferente, di un grido vuoto di significato o di uno sbadiglio sulla complessità del mondo. In particolare la poesia diventa così l’arte del vivere e, quando occorre, del resistere e del lottare contro l’incombente buio che a volte avvolge l’animo umano e lo lascia in quel tempo dove il vuoto è duro e senza scopo. In tal senso la cultura dà da mangiare all’anima, ci consente di reggere l’urto in questi giorni bui».

“Nasceranno dalla terra /Parole nuove /Che di aria hanno sete/E di nuovo ritroveremo/Nell’aria mite della sera /Le nostre vite in un pensiero” scrive Cigarini nel poema “È tutta una vita che torna” dell’anno scorso e cercando «un senso al nostro transito terreno» i suoi pensieri continuano ne “Midollo della vita” tra ricordi, improvvise memorie legate all’infanzia, abbandoni, mentre indignata una voce contro l’indifferenza, prende corpo. Siamo stupiti dall’efficace immediatezza di versi come questi: “Che confusione è la vita!/Proviamo a mettere ordine / In questo grumo di memorie/Di storie e sentimenti / E ne usciamo sconfitti.” (La felicità è il mistero). —

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