“Ora”, la solitudine ma anche il tempo ritrovato nel videoclip di Giovanni Lindo Ferretti
L’ex voce di Cccp e Csi ritorna con un testo dove le visioni più cupe si alternano alle frecciate al buon pensiero di sinistra
REGGIO EMILIA La canzone del giorno. Martedì scorso Giovanni Lindo Ferretti ha pubblicato il suo nuovo brano, a parecchi anni di distanza dall’ultima produzione musicale. Il titolo, “Ora”, racconta tutto: quella dell’ex voce di Cccp e Csi è una composizione dedicata all’attualità più pressante, il mondo ai tempi dell’epidemia, la più pesante crisi sanitaria vissuta dal tempo della guerra, quantomeno per il ricco e avanzato Occidente. Il testo parla dell’oggi, parla di “Ora”, ed è la parte inedita del brano: dopo un avvio declamato sul silenzio, entra la musica, ed è una ripresa da “La lune du Prajou”, uno strumentale che risale a Ko De Mondo, l’esordio dei Csi nell’ormai distante 1994.
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La novità è quindi nelle parole, da sempre materia primaria per Ferretti, autore di alcuni dei testi più belli ed efficaci – per quanto sempre criticati – della musica italiana dagli anni ’80. “Ora” è uscito come videoclip, visibile su YouTube e non solo, e nel filmato c’è anche un altro grande protagonista, pure questo decisamente ferrettiano, ed è l’Appennino, il borgo di Cerreto Alpi dove il cantante è nato ed è tornato a vivere. Si vedono i sentieri di sasso, le vecchie case, e compare pure il Crinale, le risalite verso Valbona e Vallisnera, aspre, secche, fra pascoli e tornanti attorcigliati. Le immagini sono state girate nei mesi scorsi da Martina Chinca e sono tornate ora utili per il montaggio della canzone. Quello che farà discutere maggiormente, per risalite verso la base, è ovviamente il testo, diviso fra visioni cupe e una frecciata al buon pensiero di sinistra, con una battuta su Fabio Fazio e il suo programma. Nulla di inaspettato, per certi versi, da una persona che da tempo ha salutato la sinistra e si dichiara fedele sostenitore del centro-destra, come ribadito anche parlando delle ultime elezioni regionali emiliano-romagnole.
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«Non il tempo perduto/Il tempo ritrovato/Un tempo sconosciuto/Stagnante nel regno dell’accelerazione/Irrompe in streaming/Senza consolazione/Connessi tracciabili asettici/Comunichiamo solitudini/Moleste e sovraesposte», recita l’incipit, dedicato all’oggi e ai suo strumenti. Dopo il veleno per Fazio e la sezione strumentale, il breve brano si chiude con una raccomandazione: «Avere timore/Quaresima di parole/ Ritorno al reale/ Ora et labora A.D. Mmxx/Senza lavoro senza liturgia/La stagione picchia duro/Prudenza fortezza/In buona compagnia».
In giorni in cui anche la musica deve fermarsi, perlomeno per quanto la sua parte dal vivo e le sue presentazioni pubbliche, “Ora” si è guadagnata parecchio spazio mediatico, sempre a distanza. L’aggancio a questi giorni così complessi ha ulteriormente aiutato.
Il brano è una versione contemporanea delle vecchie “instant songs”, le canzoni composte e pubblicate nel giro di poche ore o di pochi giorni per commentare una vicenda di cronaca.
La tradizione più nota è quella del rock alternativo, militante e politicizzato, degli anni ’60. Ne hanno composte Bob Dylan come tanti altri nomi celebri, band e solisti, una delle più belle e famose è “Ohio” di Neil Young, ispirata alla morte di alcuni studenti il 4 maggio 1970, uccisi dalla polizia negli scontri alla Kent State University. Una canzone pubblicata come Crosby, Stills, Nash & Young con enorme successo.
Un altro mondo rispetto alla contemporaneità cantata da Ferretti, e decisamente un altro contesto, lo spirito rimane quello di provare a dipingere nell’immediato un fatto che – si ritiene – possa cambiare le percezioni.
Che questa epidemia segni la storia è purtroppo inevitabile, fra qualche anno si potranno raccogliere le canzoni, i libri, il film dedicati al tempo in cui il mondo fu costretto, e bruscamente, ad accartocciarsi. —
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