Tutti sopra la verde erba si posero in cerchio a sedere
Ultima puntata dell’Introduzione alla Prima Giornata del Decameron Boccaccio inventò la prosa italiana e narrò il morbo a Firenze nel 1348
la peste 5.
giovanni boccaccio
Ed acciò che ciascun pruovi il peso della sollecitudine insieme col piacere della maggioranza, e per conseguente, da una parte e d’altra tratti, non possa chi nol pruova invidia avere alcuna, dico che a ciascuno per un giorno s’attribuisca ed il peso e l’onore, e chi il primo di noi esser debba nell’elezion di noi tutti sia; di quegli che seguiranno, come l’ora del vespro s’avvicinerà, quegli o quella che a colui o a colei piacerà che quel giorno avrà avuta la signoria: e questo cotale, secondo il suo arbitrio, del tempo che la sua signoria dée bastare, del luogo e del modo nel quale a vivere abbiamo ordini e disponga.
Queste parole sommamente piacquero, e ad una voce lei prima del primo giorno elessero, e Filomena, corsa prestamente ad uno alloro, per ciò che assai volte aveva udito ragionare di quanto onore le frondi di quello eran degne e quanto degno d’onore facevano chi n’era meritamente incoronato, di quello alcuni rami colti, ne le fece una ghirlanda onorevole ed apparente; la quale, méssale sopra la testa, fu poi mentre durò la lor compagnia manifesto segno a ciascuno altro della real signoria e maggioranza.
Pampinea, fatta reina, comandò che ogni uom tacesse, avendo già fatti i famigliari de’ tre giovani e le loro fanti, che eran quattro, davanti chiamarsi; e tacendo ciascun, disse: — Acciò che io prima esemplo dèa a tutti voi per lo quale, di bene in meglio procedendo, la nostra compagnia con ordine e con piacere e senza alcuna vergogna viva e duri quanto a grado ne fia, io primieramente costituisco Parmeno, famigliare di Dioneo, mio siniscalco, ed a lui la cura e la sollecitudine di tutta la nostra famiglia commetto e ciò che al servigio della sala appartiene. Sirisco, famigliar di Panfilo, voglio che di noi sia spenditore e tesoriere, e di Parmeno sèguiti i comandamenti.
Tindaro, al servigio di Filostrato e degli altri due, attenda nelle camere loro, qualora gli altri, intorno alli loro ufici impediti, attender non vi potessero. Misia, mia fante, e Licisca, di Filomena, nella cucina saranno continue e quelle vivande diligentemente apparecchieranno che per Parmeno loro saranno imposte. Chimera, di Lauretta, e Stratilia, di Fiammetta, al governo delle camere delle donne intente vogliamo che stieno, ed alla nettezza de’ luoghi dove staremo.
E ciascun generalmente, per quanto egli avrà cara la nostra grazia, vogliamo e comandiamo che si guardi, dove che egli vada, onde che egli torni, che che egli oda o veggia, che niuna novella altra che lieta ci rechi di fuori. — E questi ordini sommariamente dati, li quali da tutti commendati furono, lieta drizzata in piè, disse: — Qui sono giardini, qui sono pratelli, qui altri luoghi dilettevoli assai, per li quali ciascuno a suo piacer sollazzandosi vada; e come terza suona, ciascun qui sia, acciò che per lo fresco si mangi.
Licenziata adunque dalla nuova reina la lieta brigata, li giovani insieme con le belle donne, ragionando dilettevoli cose, con lento passo si misero per un giardino, belle ghirlande di varie frondi faccendosi ed amorosamente cantando.
E poi che in quello tanto fûr dimorati quanto di spazio dalla reina avuto aveano, a casa tornati, trovarono Parmeno studiosamente aver dato principio al suo uficio, per ciò che, entrati in una sala terrena, quivi le tavole messe videro con tovaglie bianchissime e con bicchieri che d’ariento parevano, ed ogni cosa di fiori di ginestra coperta; per che, data l’acqua alle mani, come piacque alla reina, secondo il giudicio di Parmeno tutti andarono a sedere.
Le vivande dilicatamente fatte vennero e finissimi vini fûr presti: e senza più, chetamente li tre famigliari servirono le tavole. Dalle quali cose, per ciò che belle ed ordinate erano, rallegrato ciascuno, con piacevoli motti e con festa mangiarono; e levate le tavole, con ciò fosse cosa che tutte le donne carolar sapessero e similmente i giovani, e parte di loro ottimamente e sonare e cantare, comandò la reina che gli strumenti venissero: e per comandamento di lei, Dioneo preso un leuto e la Fiammetta una viuola, cominciarono soavemente una danza a sonare.
Per che la reina con l’altre donne, insieme co’ due giovani presa una carola, con lento passo, mandati i famigliari a mangiare, a carolar cominciarono, e quella finita, canzoni vaghette e liete cominciarono a cantare.
Ed in questa maniera stettero tanto che tempo parve alla reina d’andare a dormire; per che, data a tutti la licenza, li tre giovani alle lor camere, da quelle delle donne separate, se n’andarono, le quali co’ letti ben fatti e così di fiori piene come la sala trovarono: e simigliantemente le donne le loro, per che, spogliatesi, s’andarono a riposare.
Non era di molto spazio sonata nona, che la reina, levatasi, tutte l’altre fece levare e similmente i giovani, affermando esser nocivo il troppo dormire il giorno: e così se n’andarono in un pratello nel quale l’erba era verde e grande né vi poteva d’alcuna parte il sole, e quivi, sentendo un soave venticello venire, si come volle la lor reina, tutti sopra la verde erba si posero in cerchio a sedere. A’ quali ella disse così:
— Come voi vedete, il sole è alto ed il caldo è grande, né altro s’ode che le cicale su per gli ulivi, per che l’andare al presente in alcun luogo sarebbe senza dubbio sciocchezza. Qui è bello e fresco stare, ed hacci, come voi vedete, e tavolieri e scacchieri, e puote ciascuno secondo che all’animo gli è più di piacere diletto pigliare. Ma se in questo il mio parer si seguisse, non giucando, nel quale l’animo dell’una delle parti convien che si turbi senza troppo piacere dell’altra o di chi sta a vedere, ma novellando, il che può porgere, dicendo uno, a tutta la compagnia che ascolta diletto, questa calda parte del giorno trapasseremo.
Voi non avrete compiuta ciascuno di dire una sua novelletta, che il sole fia declinato ed il caldo mancato, e potremo dove più a grado vi fia andare prendendo diletto: e per ciò, quando questo che io dico vi piaccia, ché disposta sono in ciò di seguire il piacer vostro, facciánlo; e dove non vi piacesse, ciascuno infino all’ora del vespro quello faccia che più gli piace. — Le donne parimente e gli uomini tutti lodarono il novellare. — Adunque, — disse la reina — se questo vi piace, per questa prima giornata voglio che libero sia a ciascuno di quella materia ragionare che piú gli sará a grado. — E rivolta a Panfilo, il quale alla sua destra sedea, piacevolmente gli disse che con una delle sue novelle all’altre desse principio; laonde Panfilo, udito il comandamento, prestamente, essendo da tutti ascoltato, cominciò cosí... [inizia la Prima Novella] —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
