Gazzetta di Reggio

La pandemia a colpi di spray 

“Come Panda in gabbia”, così ci vede la Street Art nel mondo

Giulia Zonca

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Roma

Un panda ci fotografa in gabbia a Roma e un pinguino mascherato resta a guardia di una vetrina a Doylestown, in Pennsylvania. Dai muri del mondo colano paure di diversa natura: la street art ha preso il virus a colpi di spray, si allontana dall’ansia da contagio e racconta della scia che resta, del controllo che segue. Gli interpreti dei murales sono abituati a lavorare con il cappuccio della felpa in testa, di notte, si mimetizzano tra i senza tetto per lasciare messaggi ironici al risveglio delle città. Non socializzano, di solito stanno a distanze di chilometri da chiunque, spesso sono anonimi e lavorano solo per conto proprio. Sfuggenti. Avvertono le vibrazioni della case che colorano, il fremito del sospetto: ubbidire per guarire, cedere pezzi di libertà senza la garanzia di riaverli indietro. Tra l’intonaco e i mattoni resta una crepa sociale che squarcia ogni Paese allo stesso modo e che anche se disegnata da mani diverse, racconta sempre la stessa storia.

Il panda che occupa una via di Trastevere, nella capitale di un’Italia immobile, è di Harrygreb, nome da pugile (il «mulino di Pittsburgh», campione dei pesi medi di un secolo fa) che infatti picchia duro: «La realtà si è ribaltata, la specie umana è rinchiusa nello zoo». Il lavoro è parente dei cacciatori di virus di Hijack. Lui vive a Los Angeles e lì lascia lo schizzo dei soldati armati di aspirapolvere e amuchina, patetici e agguerriti contro un nemico invisibile: «L’essere umano crede sempre di avere il comando, solo che ogni tanto un microscopico organismo gli ricorda quanto è fragile».

Già, questo esercito disorientato fa un po’ tenerezza, con la carta igienica al posto delle provviste e le idee confuse che rimbalzano dalla costa ovest degli Stati Uniti a Londra est, cuore della creatività degli artisti di strada.

Lì c’è un Boris Johnson che richiama alle armi perché la pandemia sa di guerrglia e i droni che ronzano di resistenza. Gusto acido, come la tinta che lascia lo spray, lo stesso sapore della satira. Si ride amaro davanti ai Simpson comparsi a Pompei: l’intera famiglia schierata sul divano, con la mascherina, vista tv. La rivincita di Homer, chiuso in casa con le casse di birra pure senza emendamenti restrittivi.Tutti frustrati e spaventati. Dalla Torino di Andrea Villa che al posto di una pubblicità, alla fermata del tram, piazza un Guttuso rivisitato, al mercato della Vucciria con la faccia coperta, alla Miami di Hula che sistema la palla del Covid-19 su una macchina demolitrice: «Lascerà il caos, cambierà la prospettiva, abbatterà le abitudini».

Sui muri il domani è più inquieto del moribondo presente. I temi scelti, le figure stampate dietro le porte portano i segni di un turbamento ancora da decifrare, reazioni all’esercito in strada, alle app di monitoraggo piazzate sui telefoni, alla geolocalizzazione in nome del contenimento.

L’arte corre in avanti e quella in strada è immediata, graffiante: uno schizzo veloce che svela un tranello. Il bacio di Hayez senza più bocche, cancellato, praticamente strappato, dall’ammoniaca. Effetti collaterali già in bella mostra sulle strade che nessuno frequenta e che in nostra assenza si sono popolate di dubbi. Per fortuna anche di quell’ironia acre che forse servirà almeno come antidoto. —





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