Gazzetta di Reggio

Ferrante Gonzaga, sovrano di Guastalla e capo dell’ordine del Priorato di Sion

alessandro cagossi
Ferrante Gonzaga, sovrano di Guastalla e capo dell’ordine del Priorato di Sion

L’opera di Alberto Cavazzoli fra storia ed esoterismo  

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L’INTERVISTA

alessandro cagossi

Il libro del ricercatore guastallese Alberto Cavazzoli su Ferrante Gonzaga (ed. Il Rio, 110 pagine), dopo decenni di studi e ricerche, propone una biografia ufficiale in cui narra le gesta di Ferrante come uomo d’armi e di governo, uomo di fiducia e consigliere militare di Carlo V, Imperatore del Sacro Romano Impero, che lo nominò viceré di Sicilia dal 1535 al 1546 e governatore di Milano dal 1546 al 1554.

Ferrante fu anche generale delle armate imperiali. Dal 1539 fu sovrano della Contea di Guastalla, diventando il capo di un piccolo stato praticamente indipendente che diede vita a una dinastia autonoma di governanti.

Accanto a questa biografia, Cavazzoli ne propone un’altra, di stampo esoterico, che intreccia la figura di Ferrante Gonzaga con quella del Priorato di Sion, un ordine nato per proteggere una presunta stirpe discendente da Gesù Cristo e ipotizzando che egli sia stato (dal 1527 al 1556) a capo dell’ordine cavalleresco misterioso.

Una tesi affascinante e inesplorata, secondo lo storico Giancarlo Malacarne, direttore della rivista “Civiltà mantovana”, che ha anche scritto la prefazione del libro.

Cavazzoli, quali sono gli interessi delle sue ricerche?

«Le mie ricerche si sono focalizzate su tre filoni di studio: la figura di Ferrante I Gonzaga, di cui tratto la biografia “segreta” nel mio ultimo libro; il Sangue di Cristo custodito nella cripta di Sant’Andrea a Mantova, da intendersi come il Graal mantovano; la ricerca di siti templari.

Il materiale che ho raccolto ed elaborato mi ha permesso di acquisire un’approfondita conoscenza di questi argomenti, motivo per cui sono stato invitato a diverse conferenze che trattano questi temi».

Lei ama definirsi “libero ricercatore”. Cosa significa?

«Essere nella condizione di muoversi senza subire l’influenza di legami o vincoli ad associazioni o altro. Ciò mi ha permesso di esprimere teorie “azzardate”, svincolate dall’ufficialità ma comunque fondate, senza dover dare giustificazioni a nessuno. Il mio approccio alla ricerca è diverso da quello adottato dagli storici, dagli “studiosi ufficiali”, dai “professori”, tanto che mi è capitato di scontrarmi con alcuni di loro».

Qual è il suo metodo di ricerca?

«Oltre alle ricerche sui testi e sui documenti, le mie indagini si allargano ai simboli, ai segni lasciati sulle pietre e penso ad esempio alle cattedrali gotiche, all’araldica che era considerata in passato una scienza perfetta. Questa modalità di studio mi è stata insegnata da Anna Giacomini, scomparsa anni fa, che era la maggior esperta italiana di simboli templari. L’ho conosciuta durante le ricerche di un castello templare nella Maremma livornese, sulle tracce di un possibile passaggio del tesoro templare italiano in quel territorio. Per me vale, tuttavia, anche il metodo di Agatha Christie: un indizio è un indizio, due indizi sono due indizi, ma tre indizi fanno una prova».

Le sue ricerche le hanno valso una chiamata televisiva.

«Ho avuto la fortuna di essere contattato dalla redazione di “Voyager”, il noto programma che va in onda su Rai 2, dopo che Roberto Giacobbo, conduttore del programma, si era basato su quanto da me scritto per realizzare un servizio su Mantova e il Sangue di Cristo nella puntata del 12 dicembre 2016.

Quali sono i suoi piani futuri?

«Attualmente sto lavorando su di un genere completamente diverso. Sto scrivendo un thriller che si basa su quanto ho narrato nel mio primo libro. Ovviamente la sua ambientazione sarà a Mantova». —



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