«Per la prima volta suonerò l’organo nella chiesa vuota il giorno di Pasqua»
Renato Negri accompagnerà domani la Messa dell’Aurora «Mi auguro che nessuno si abitui alla liturgia a distanza»
REGGIO EMILIA
Anche la mattina di Pasqua, Renato Negri accompagnerà in San Pietro la Santa Messa accompagnandola suonando il preziosissimo organo settecentesco Traeri. Una condizione irreale, quella di suonare a chiesa vuota in occasione di un giorno doppiamente festivo come Pasqua.
«Non mi era mai successo di suonare in liturgie senza almeno qualche fedele presente in chiesa, ma solo con il sacerdote celebrante, un cantore, un lettore e un video cameraman. È quello che ultimamente mi sta capitando, a causa del coronavirus, nella chiesa di San Pietro a Reggio nella quale da qualche domenica accompagno, assieme al cantore Cristina Orsini, le liturgie presiedute da monsignor Tiziano Ghirelli e teletrasmesse in streaming. Se da un lato mi ha fatto molto piacere leggere, nella nota del Ministero dell’Interno, che anche l’organista è riconosciuto come ministro del Culto (e di fatto lo è come recitano documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II) per cui è autorizzato a spostarsi dal proprio domicilio per recarsi in chiesa, dall’altro devo dire che per me sono esperienze un po’ tristi, essendo in contraddizione con il concetto stesso di liturgia che ci insegna il Vaticano II, ovvero che la “liturgia è per eccellenza l’assemblea convocata, la natura stessa della liturgia richiede la piena, consapevole e attiva partecipazione dei fedeli”».
Durante la messa celebrata da monsignor Tiziano Ghirelli che sarà domani mattina alle 8 (la Messa dell’Aurora), Renato Negri oltre ad accompagnare i festosi canti pasquali di Resurrezione, eseguirà un maestoso ricercare di Girolamo Frescobaldi e alcune libere, brevi e spontanee improvvisazioni su temi gregoriani come ad esempio Victimae Paschali Laudes, Alleluia o il celebre Inno O filii et filiae.
«Fin da ragazzo – racconta Negri – nel corso dei miei studi al Conservatorio di Parma, avevo il privilegio di andare a studiare l’organo tutti i giorni, a volte anche di notte, in Duomo a Reggio, quindi durante gli orari di chiusura della nostra maestosa Cattedrale. Non nascondo che a volte mi venivano i brividi quando sentivo strani rumori provenire in cantoria dalle navate. Generalmente – prosegue ricordando l’organista – era lo scricchiolio del legno antico il cui sordo rumore veniva amplificato dall’acustica della Chiesa. Ma era soprattutto fonte di ispirazione e quiete l’essere solo in quella vastità, a tu per tu con il Sacro. Ancora ora spesso mi capita, per non disturbare i fedeli che pregano, di studiare nelle ore notturne nelle chiese dove tengo concerti, come ad esempio nei mesi scorsi nella Cattedrale Cattolica di Mosca o nella benedettina Schottenkirche di Vienna».
A proposito di chiesa vuota, Negri ricorda quando, nel 2012, tenne un concerto nella Chiesa di Rivara di Modena fortemente danneggiata dal terremoto. In chiesa, rigorosamente con il caschetto protettivo, stava lui all’organo e un vigile del fuoco che riprendeva con la telecamera per dare la possibilità al pubblico di vedere ed ascoltare il concerto tramite un maxischermo posto al di fuori.
«Ma adesso è diverso – conclude Negri – mi auguro che questa situazione passi il prima possibile e che nessuno di noi si abitui, salvo per le persone davvero impossibilitate, a questa modalità a distanza delle liturgie e, mi si conceda, anche dei concerti. Infatti la liturgia non vive solo delle immagini, della Parola, del rito, ma anche, ad esempio, del profumo dei fiori, dell’incenso e del contatto fisico che mai nessun mezzo tecnologico, anche quello più perfetto, potrà mai riprodurre». —
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