Si chiama “Infernvm” il nuovo album di Murubutu: «Dante in un testo rap»
L’artista reggiano per la prima volta insieme a Claver Gold «La Divina Commedia? Un patrimonio inesauribile»
REGGIO EMILIA. È uscito per Glory Hole Records “Infernvm”, il nuovo album di Claver Gold e del rapper reggiano Murubutu. Come si intuisce dal titolo, il disco è un concept album in cui, brano dopo brano, si attraversano le suggestive atmosfere dell'inferno dantesco: “Selva oscura”, “Antinferno”, “Caronte”, “Paolo e Francesca”, “Malebranche”, “Lucifero” sono alcuni dei brani che accompagnano l'ascoltatore nei gironi dei dannati, tra celebri personaggi e figure mitologiche. Un omaggio al padre della lingua italiana, ma anche un modo per leggere la contemporaneità a cui hanno contribuito anche Giuliano Palma e Shorty. Claver Gold, all’anagrafe Daycol Orsini, è attivo sulla scena italiana dai primi anni 2000. Ha collaborato con molti artisti di spicco, come Rancore, Ghemon e Fabri Fibra. Il suo rap è intimista e riflessivo, spesso d’ispirazione autobiografica. Murubutu, al secolo Alessio Mariani, è un artista unico nel panorama musicale italiano: classe '75, dopo gli esordi con la crew “La Kattiveria”, nel 2009 ha iniziato una carriera da solista con l’album “Il giovane Mariani e altri racconti”. Mariani, nella vita di tutti i giorni, è docente di filosofia e storia, e da sempre mescola la propria formazione letteraria con la produzione musicale. Ecco che cosa ci ha raccontato sul nuovo album.
Come nasce l'idea di un album sull'Inferno di Dante?
«Dalla voglia di collaborare con Claver Gold. L'idea dell'Inferno è stata sua, io all'inizio credevo di avere di fronte un mare magnum. Invece siamo riusciti a trovare la chiave giusta, soprattutto grazie alle suggestioni e ai personaggi. Anche se, quando mi chiedono qual è il mio personaggio preferito, devo dire che non è un personaggio, ma la legge del contrappasso. Credo che sia l’elemento più suggestivo e interessante».
Come avete scelto episodi e personaggi?
«Claver ha scelto i soggetti, e da lì io ho sviluppato le mie idee, soprattutto quelle mitologiche. Abbiamo seguito l’ordine dei canti, salvo che per una sola traccia, “Taide”. Mi sono avvalso molto dell’aiuto dei miei colleghi del liceo Matilde di Canossa, dove insegno. Sono sempre stati disponibili per informarsi e darmi una mano. Ringrazio in particolare il professor Alvaro Merolle».
Com'è fare l'insegnante e il rapper allo stesso tempo?
«Innanzitutto insegnare è un mestiere che prevede un continuo aggiornamento, studio e ricerca. E questo aiuta tantissimo nella musica. In più fare il rapper può essere un vantaggio con gli studenti: quella del professore è vista come una figura istituzionale, e il rap diventa una sorta di captatio benevolentiae. Spero che questo album possa contribuire ad “aprire” il testo dantesco, e spingere a documentarsi e ad approfondire».
Che rapporto c'è tra Dante e il rap?
«La Divina Commedia è un’opera fondamentale della lingua italiana, è una vera e propria miniera di cultura, citazioni e testi antichi. Tutto ciò la rende un patrimonio inesauribile, che ha sempre ispirato altri autori e continuerà a farlo. Inoltre credo che ogni testo vada sì rispettato, ma non sacralizzato. Il rap è una forma espressiva come le altre e si ispira alla letteratura come tutti gli altri generi musicali. Anzi, trovare Dante in un testo rap potrebbe anche essere un antidoto contro la superficialità».
Che cosa ci insegna la Divina Commedia, oggi.
«Che per molti, come fa notare Claver, la vita di oggi è davvero un inferno, a maggior ragione in questo periodo. I peccati sono sempre gli stessi, e la riflessione etica che c'è alla base rimane ancora valida». —
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