Buon viaggio caro Luis, domani ripartiremo inseguendo il tuo esempio
Per lui il futuro andava costruito ogni giorno con la lotta e la militanza, senza fare calcoli tattici, senza risparmi e senza perdere la poesia
ROMA
Nell’introduzione a “Vivere per qualcosa”, uno dei due libri che ho avuto la fortuna di scrivere con lui, Luis Sepúlveda si definiva «uno scrittore e militante politico di sinistra, impegnato a combattere la passività, la prospettiva stessa di mancanza di futuro». Mi aggrappo alle sue parole per ricordare un amico, un modello, un uomo straordinario che oggi ci ha lasciato. “Vivere per qualcosa” (Guanda-Slow Foood, 2017) nacque nell’ambito di un incontro pubblico a Milano in cui ci confrontammo lui, io e Pepe Mujica, ex presidente dell’Uruguay. Una chiacchierata sul senso, sul futuro, sulla felicità. Oggi ripenso a quell’incontro, con la cena che lo precedette e il lavoro di condivisione e scrittura che lo seguì, come uno dei ricordi più entusiasmanti che mi porto dentro. Perché parlare di Luis vuol dire analizzare la sua opera letteraria che a tutti gli effetti ne fa un Esopo del XXI secolo; tuttavia, senza la sua carica militante, non è possibile comprendere la sua figura monumentale. Luis era gentile, di quella gentilezza inflessibile che solo i grandi sanno portare. E aveva una profondità che spiazzava, con lui niente era semplice chiacchiera, tutto si trasformava in un’esperienza intensa. Quando parlava del periodo in cui fece parte della scorta del presidente Allende, colui che per un seppur breve periodo mostrò al mondo che si poteva immaginare un futuro e un governo diverso da tutto quanto avevamo visto fino ad allora, ancora oggi gli brillavano gli occhi di entusiasmo e di rimpianto per una promessa soffocata nel sangue dai militari golpisti.
Da allora Luis non si è più fermato. Le cause della giustizia, dell’equità, della sostenibilità erano tutte sue cause. Per lui il futuro andava costruito ogni giorno con la lotta e la militanza, senza fare calcoli tattici, senza risparmi. Partecipò alla guerriglia in Nicaragua così come trascorse un periodo su una nave di Greenpeace nel tentativo di fermare le baleniere giapponesi. Tutto questo senza mai perdere un briciolo della poesia che accompagnava la sua persona e la sua penna. Ci sentivamo spesso e, quando possibile, ci incontravamo. Scherzavamo sul fatto di appartenere ancora all’800 essendo nati nel 1949, e forse condividere anche lo stesso anno di nascita aggiungeva qualcosa alla nostra affinità...
Buon viaggio caro Luis, oggi è difficile trovare quella gioia, ma da domani ripartiremo inseguendo il tuo esempio e facendoci forza della tua splendida e infinita arte. —
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