«Reagiamo al coronavirus con l’arte programmando in Tv i grandi film»
Roma
Molte cose, in questi giorni crudeli, stanno perdendo o acquistando significato. Una di queste è il silenzio: «Quanto lo abbiamo invocato – osserva Paolo Taviani – eppure io, da regista, ora confesso di rimpiangere il casino dei set di Fellini».
Ma cosa succederà dopo? «Non credo che ci saranno grandi mutamenti, però potrebbe anche succedere, e questo dipenderà da ciò che facciamo adesso. Perciò penso che abbia ragione Pupi Avati quando dice che, sconvolgendo i palinsesti Rai, che il virus ha fatto diventare in pochi giorni inutili e vecchi, si potrebbe cogliere l’opportunità per far scoprire al pubblico la ricchezza del nostro cinema. Si potrebbero proiettare i film che dal Dopoguerra in poi hanno raccontato l’Italia. Tanti sono stati restaurati e sarebbe bello farli riscoprire al pubblico, ai giovani».
Certo, continua Taviani, sarebbe una rivoluzione, ma stiamo assistendo a «qualcosa che, nel nostro mondo sconquassato, non era mai accaduto. Continuiamo a vivere normalmente, ma, in realtà, siamo in un assurdo». Avati, aggiunge Taviani, ha fatto «un esempio commovente» parlando di se stesso bambino in una sala cinematografica del Dopoguerra: «Ha detto che chiudeva gli occhi quando il film si interrompeva. È un’esperienza che ho vissuto anche io, al cinema Rossi di Pisa. Andava via la luce ogni mezz’ora. Il film che ci sconvolse, all’epoca, era 1860 di Blasetti. Ricordo che io e Vittorio aspettavamo che ricominciasse senza chiudere gli occhi, ma parlando fitto fitto, cominciando a costruire quel castelletto che è poi stato la nostra esistenza di registi».
Nel 2015 Paolo e Vittorio Taviani hanno girato “Meraviglioso Boccaccio”, basato sul Decameron: «Inizia con una ragazza in punto di morte che, con un gesto di stizza, avvicinando l’unghia al dente, dice “non ho goduto neanche un momento della vita”». Una sequenza ispirata dalla realtà: «Nostra madre ci aveva raccontato di sua sorella, una zia che non abbiamo mai conosciuto. Una ragazza che era morta di spagnola. Mia madre raccontava di essere rimasta colpita davanti a quel moto di rabbia quasi violento, inatteso in una ragazza dolce e pura come lei». In “Meraviglioso Boccaccio” i giovani fiorentini che lasciano la città «reagiscono con la fantasia, con l’arte, con la narrazione. E sopravvivono».
Paolo Taviani stava lavorando al suo nuovo film “Leonora addio.” «È un film particolare, un incontro di diverse possibilità che hanno a che vedere con Pirandello, ma non voglio dire troppo. La sceneggiatura è pronta da più di un anno, e ho già girato una parte documentaria». Ora è sorto un nuovo problema: «In un episodio ci sono due bambine, di 7 e 12 anni, che si azzuffano. Le abbiamo cercate a lungo e le abbiamo trovate. Ma il film è stato rimandato e le bambine sono cresciute. Così ne abbiamo trovate altre due, ma ora succederà che cresceranno anche loro». È il tempo dell’attesa, questo, e non resta che pensare al dopo, anche a quello dei tanti film bloccati causa epidemia e forse destinati allo streaming: «Credo che i film fatti oggi abbiano diritto ad avere il loro pubblico di oggi. Penso che il vuoto di questi giorni possa essere riempito da un patrimonio che non è solo del cinema, ma anche di concerti, di sceneggiati. Gli italiani non sanno di possedere ricchezze amate in tutto il mondo». —
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