Gazzetta di Reggio

La musica si ferma 

Il sogno americano dei Dumbo interrotto dalla pandemia

Adriano Arati
Il sogno americano dei Dumbo interrotto dalla pandemia

La band reggiana, molto amata negli States, è riuscita a fare solo qualche data Era un ritorno atteso, l’occasione per lanciare all’estero il quarto album  

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REGGIO EMILIA. Un’avventura americana interrotta dalla pandemia globale, uno stop che non ha fermato il fascino dell’esperienza live nella nazione che più di tutte ancora regala opportunità musicali. Nelle scorse settimane, i componenti della band reggiana Dumbo Gets Mad hanno dovuto fare i conti con il blocco che progressivamente ha coinvolto l’intero pianeta, nazione dopo nazione, continente dopo continente. A inizio marzo la formazione era appena partita per un atteso tour negli Stati Uniti, con l’obiettivo di presentare la propria proposta dove suggestioni psichedeliche si mischiano a vari linguaggi, dal più classico rock a derive elettroniche.

Un giro organizzato con grande anticipo, per cercare di conciliare gli altri impegni professionali dei membri della band, tutti residenti in diverse zone europee e impegnati in ambito musicale anche con altri progetti e altri percorsi. Dopo un viaggio inevitabilmente travagliato, in un mondo occidentale che giorno dopo giorno chiudeva frontiere, aeroporti e tratte aeree, i Dumbo Gets Mad erano riusciti ad arrivare negli States, dove avrebbero dovuto lanciarsi in un cammino serratissimo, con una ventina di date in un mesetto scarso, partendo da Chicago e dalla costa Est per arrivare infine all’estremo Ovest, alle città sull’Oceano Pacifico. In mezzo, un periodo anche al prestigiosissimo South by Southwest, la rassegna di musica indipendente in scena ogni anno ad Austin, la capitale del Texas, uno dei principali eventi mondiali del settore.

Buona parte dei concerti è stata cancellata quando anche gli Usa, dove il contagio è giunto con alcune settimane di ritardo rispetto all’Italia, hanno dovuto arrendersi alla chiusura di gran parte delle attività. Amarezze non da poco, forse smorzata dalla soddisfazione per essere stati scelti da case discografiche e gestori di locali e circuiti live per un intero tour. Le complicazioni erano iniziate già a fine febbraio, quando la band avrebbe dovuto esibirsi in Germania, dopo un volo su Praga, l’aeroporto più vicino alla zona est della nazione tedesco. Un incastro sfortunato di blocchi e provvedimenti aveva portato all’annullamento del trasferimento, e i musicisti reggiani si erano poi ritrovati a Lisbona, punto di partenza per il volo verso gli States.

Ogni passaggio si è rivelato complesso, ma il tour era comunque partito, e sarebbe servito anche per lanciare all’estero il quarto disco della band, pubblicato dall'etichetta indipendente Bad Panda Records. Un ritorno atteso, dopo una pausa a livello di dischi e un buon successo nel mercato digitale. Sul conosciute servizio di streaming musicale Spotify, la band ha oltre 160mila ascoltatori al mese e complessivamente le canzoni pubblicate superano abbondantemente i 10 milioni di ascolti, grazie principalmente al brano “Indian Food”, che ha messo insieme quasi 7,5 milioni di ascolti.

Si guarda avanti, a questo punto, altro non si può fare, per un progetto lanciato un decennio fa da Luca Bergomi e Carlotta Menozzi e ora composto, nella versione dal vivo, da Bergomi alla voce e alla chitarra, dal batterista Lorenzo Rottegli, dal bassista Ivan Torelli e dal tastierista Massimiliano Savino. Per tutti loro, la musica non è solo una passione, né i “Dumbo” l’unico cammino avviato. Luca Bergomi, è un sound designer e compositore che negli anni ha lavorato per le sonorizzazioni di prodotti visivi di Versace, della Bbc, di Hugo Boss, di Missoni e della Milan Fashion week e altri. Rotteglia, da poco trasferito in Germania, è un ingegnere e diplomato in percussioni al Peri. Ora si occupa di acustica e opera per una importante azienda a livello internazionale. —


 

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