Gazzetta di Reggio

Omaggio al maestro Toscanini strenuo difensore della libertà

Giulia Bassi
Omaggio al maestro Toscanini strenuo difensore della libertà

Ricordato il concerto che inaugurò a Tel Aviv nel 1936 la prima orchestra interamente ebraica 

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REGGIO EMILIA. La Festa della Liberazione ha portato a Casa Cervi la musica sinfonica attraverso la figura di Arturo Toscanini, il grande direttore d’orchestra che è stato esemplare difensore degli ideali di libertà contro il nazifascismo.

Nell’articolato collegamento via streaming, il ricordo del Maestro ha riguardato uno dei tanti episodi epici della sua carriera, quando nel 1936 è stato chiamato a fondare l’Orchestra Ebraica di Palestina (l’odierna Israel Philarmonic) in un gesto di palese opposizione alle leggi razziali promulgate da Hitler. La Filarmonica Toscanini a Santa Cecilia a Roma diretta da Yoel Levi ha eseguito l’intero programma di quello storico evento nel 2016, 80 anni dopo. Un concerto – per altro trasmesso dalla Rai – denso di significato e impreziosito dalla partecipazione dell’attore Umberto Orsini in qualità di voce recitante; inoltre insieme alla Filarmonica hanno suonato tre solisti della Israel Philharmonic Orchestra: tra questi, il contrabbassista Gabriel Vole, nipote di Jacob Surowicz, uno dei più stretti collaboratori di Toscanini, che suonò con lui in quell’indimenticabile concerto.

IL CONCERTO ROMANO

«Il 25 aprile abbiamo portato a Casa Cervi due brani del concerto romano della nostra Filarmonica: la Sinfonia della La Scala di Seta di Rossini e la Sinfonia n. 2 di Brahms», spiega Alberto Triola sovrintendente e direttore artistico della Toscanini che con pregnante efficacia, prima della musica, ieri ha rievocato l’episodio della carriera del direttore d’orchestra accompagnandolo da una riflessione profondamente attuale.

IL MAESTRO

Il lavoro condotto da Triola in questi mesi alla guida della Fondazione prevede una profonda valorizzazione della figura del Maestro – mai fatta in precedenza da nessuno – riguardante il ruolo del geniale musicista, quello del moderno organizzatore e dell’uomo schierato e pronto a dire no ai soprusi e alle violenze della dittatura nazifascista.

«La figura di Toscanini – spiega Triola – oltre a numerosi primati, presenta altri aspetti che lo hanno trasformato in un simbolo già quand’era in vita e che lo rendono ancora oggi attuale: in primis il suo essere estremo difensore dei valori di libertà tragicamente compromessi dal regime: di tale aspetto ho ritenuto opportuno parlarne ieri prima della musica. Toscanini ha incarnato per primo la figura dell’artista consapevole del suo ruolo civile; egli impegnato a difendere i valori della libertà contro ogni sottile limitazione e discriminazione è diventato il riferimento assoluto e condiviso per quegli artisti che si sentono ambasciatori e testimoni di valori universali imprescindibili. Perché oggi, più che mai, siamo convinti che il senso dell’arte, quella vera, vada oltre il successo personale attingendo all’essere delle persone che si rispecchiano in una comunità sovranazionale allargata e solidale i cui confini sono senza muri e fili spinati, ma spazi privilegiati di dialogo».

IL RACCONTO

Il sovrintendente Triola – per contestualizzare e arricchire di preziosi dettagli il racconto del concerto del 26 dicembre 1936 quando a Tel Aviv Toscanini fondò l’Orchestra Ebraica di Palestina – è partito dal racconto del primo terribile episodio del cosiddetto “schiaffo di Bologna” del 14 maggio 1931 quando al Teatro Comunale si rifiutò di suonare l’inno Giovinezza.

«Da lì è partito tutto, nel senso che si è autoesiliato dall’Italia dove non ha più diretto fino alla riapertura della Scala l’11 maggio 1946. Proprio in quell’occasione – puntualizza Triola – Toscanini è apparso come un simbolo: quello dell’Italia che con fatica stava trovando se stessa e lo ha fatto partendo dalla bellezza dell’arte e dalla musica. È stato un grande privilegio averlo ricordato ieri a Casa Cervi… Toscanini che oggi sarebbe il primo a ripeterci di stare vigili, di crescere in consapevolezza, di non smettere di stare in ascolto del presente, e infine di non dare nessun diritto come acquisito per sempre, men che meno quello della libertà». —




 

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